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Tar Lazio e Corte dei conti «sbloccano» i Monti bond

Il Tar del Lazio ha respinto la richiesta del Codacons di sospendere la sottoscrizione dei Monti bond per un importo di 3,9 miliardi, a un tasso del 9% in aumento biennale fino al 15. L’associazione dei consumatori aveva chiesto di “congelare” la delibera con cui il direttorio della Banca d’Italia ha dato il via libera all’emissione del prestito. L’istanza cautelare, però, non è stata accolta.
Ed è caduto anche l’altro ostacolo che si frapponeva ai Monti bond, perché sempre ieri la Corte dei conti ha deciso – seppure dopo sei ore di camera di consiglio – di registrare, contrariamente a quanto chiesto anche in questo caso dal Codacons, il decreto che individua le risorse per la sottoscrizione dei nuovi strumenti finanziari. La registrazione «è stata disposta – si legge in un comunicato dei giudici contabili – in ragione delle deroghe alle norme di contabilità di Stato disposte dal legislatore con il decreto legge 95/2012 e giustificate dalle eccezionali circostanze riconosciute anche in sede europea».
Dunque, via alla partita industriale. Il piano 2012-2015 di Banca Mps, presentato lo scorso giugno, oltre al rafforzamento patrimoniale attraverso l’emissione dei Monti bond e il varo di un aumento di capitale da un miliardo con esclusione del diritto d’opzione da effettuare nel giro di cinque anni, per il quale gli azionisti hanno dato la delega al consiglio d’amministrazione, prevede di raggiungere l’equilibrio strutturale sul fronte della liquidità, di accelerare la diversificazione dei ricavi e a fine periodo di tornare a livelli di redditività adeguati (Rote al 7%).
Il fattore decisivo della banca toscana sarà la capacità di produrre reddito. Per questo, Rocca Salimbeni punta a diventare il primo operatore nei servizi di bancassicurazione, dove è in joint con Axa, e vuole ridurre il costo del credito e gli oneri di gestione (-16%): una strada lungo la quale il gruppo guidato da Viola ha già percorso un discreto tratto, soprattutto grazie all’accordo sindacale (non sottoscritto dalla Fisac-Cgil), che consentirà l’uscita di oltre 2mila dipendenti, metà in prepensionamento volontario e gli altri attraverso l’esternalizzazione delle attività di back office, destinate a confluire in una newco partecipata da Siena in minoranza.
Profumo e Viola hanno detto più volte che pagheranno cash gli interessi sui Monti bond: circa 400 milioni per l’esercizio in corso. La sfida è dunque quella di generare cassa per spesare il debito con lo Stato. Già da quest’anno. Altrimenti, secondo il regolamento del prestito ibrido messo a punto dal Governo e approvato dal Parlamento (con le indicazioni della Commissione Ue), Siena sarà costretta a pagare con azioni proprie, aprendo la strada alla nazionalizzazione forzosa del terzo gruppo bancario italiano. Prospettiva che Profumo e Viola ripetono di voler evitare e che, in verità, non piace né a Roma né a Bruxelles.
L’aiuto patrimoniale nei confronti di Banca Mps, del resto, è un atto di fiducia che da una parte punta a evitare possibili crisi di sistema, dall’altra scommette sulla capacità dei due manager-commissari, Profumo e Viola, di rimettere in linea di galleggiamento l’imbarcazione senese, portandola fuori dalle acque ristrette e agitate della politica locale. Operazione non semplice, che avrà come conseguenza anche il drastico ridimensionamento del peso della Fondazione Mps all’interno della compagine azionaria di Rocca Salimbeni.
La Fondazione presieduta da Gabriello Mancini, in scadenza a luglio, ha fatto buon viso a cattivo gioco dove, peraltro, si era cacciata con le proprie mani. Con il 34,9% di Montepaschi e 350 milioni di debito da rimborsare entro il 2017, l’Ente di Palazzo Sansedoni dovrà vendere ancora circa il 15% della banca per azzerare l’esposizione finanziaria. Poi, quando Mps varerà l’aumento di capitale da un miliardo, vedrà scendere sotto al 10% la sua quota, in linea con le partecipazioni bancarie nel portafoglio delle altre grandi Fondazioni. È una partita industriale anche questa. La riscrittura dello statuto dell’Ente, attualmente in corso, disegnerà una nuova governance con più spazio alle categorie economiche e sociali del territorio. E allargherà la mission operativa, da semplice erogatore di finanziamenti a soggetto in grado di attrarre investimenti. Siena, insomma, prova a cambiare passo.

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