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Tanti sì alla Fornero. Duello sull’articolo 18

di Virginia Piccolillo

ROMA — «Sull'articolo 18 non ci sono totem». La fase due del governo Monti, l'ha aperta ufficialmente ieri il ministro Elsa Fornero con un'intervista al Corriere della Sera, nella quale si è detta favorevole ad un «contratto unico» che «non tuteli più al 100% il solito segmento iperprotetto». Nella prospettiva di un ciclo di vita che «permetta ai giovani di entrare nel mondo del lavoro con un contratto vero, non precario». Parole apprezzate come «coraggiose» dal Terzo polo e approvate, sia pure con qualche cautela, dal Pdl, ma che generano un'immediata risposta nel Pd, nell'Idv e nel sindacato: «Non toccare la tutela dai licenziamenti».
Elsa Fornero lo ha fatto citando l'ex leader Cgil, Luciano Lama («Non voglio vincere contro mia figlia»): «Noi abbiamo vinto contro i nostri figli».
Plaude, a nome del Terzo polo, il leader Udc, Pierferdinando Casini: «Un'intervista coraggiosa, onesta e leale perché pone sul tavolo questioni colpevolmente eluse da tutte le consorterie presenti in questo Paese». All'unisono il presidente della Camera e leader Fli, Gianfranco Fini: «Se non si fa un contratto unico per i neo assunti a tempo indeterminato garantendo una maggiore flessibilità in uscita se non si tocca questo totem, non si aiutano i giovani».
Anche per il segretario del Pdl Angelino Alfano «l'articolo 18 non è un tabù, ma dobbiamo fare di tutto per garantire l'occupazione senza mai dimenticare che dietro ogni numero c'è una persona».
Di parere opposto il sindacato. «L'articolo 18 era l'ossessione del precedente ministro del Lavoro che ha impedito qualsiasi vera riforma», ricorda il segretario Cgil Fulvio Fammoni che si dice favorevole al confronto, ma, accusa: «Se tutte le volte si parla dell'articolo 18 non è un merito condivisibile». Anche Raffaele Bonanni della Cisl è molto critico: «Non credo che possa valere il principio del mal comune mezzo gaudio nell'idea, tra l'altro sbagliata e già smentita, che favorendo i licenziamenti si crei più occupazione. E ancora: «Non capisco come potrebbero stare meglio i giovani sottraendo tutele a chi già lavora». Il segretario generale dell'Ugl, Giovanni Centrella, avverte: «Se si comincia dall'articolo 18, la riforma parte con il piede sbagliato».
«L'articolo 18 non c'entra nulla con la precarietà dei giovani e con la crescita», spiega il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, invitando la Fornero ad un «adeguato approfondimento». Promuovere ulteriori facilitazioni ai licenziamenti, fa notare Fassina, «produrrebbe soltanto maggiore precarietà per tutti, giovani e meno giovani». Meglio «concentrarsi sulla riforma degli ammortizzatori sociali per dare reddito e formazione ai giovani senza lavoro e ai tanti sessantenni, soprattutto donne, che lo perderanno e non avranno accesso alla pensione a causa dei brutali interventi effettuati».
E Antonio Di Pietro, leader Idv, mette in guardia: «Ci auguriamo che il governo Monti eviti di buttare benzina sul fuoco, innescando uno scontro sociale proprio con la proposta di norme sui licenziamenti facili».
 

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