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Tanti ricorsi sulle venete

Per la vicenda delle banche venete sono arrivati tanti ricorsi: lo ha detto Gianpaolo Barbuzzi, presidente dell’Arbitrato per le controversie finanziarie (Acf) istituito presso la Consob. «Nella ripartizione territoriale il Veneto è nettamente prevalente come regione: c’è una prevalenza di ricorsi che arrivano dal Nord Italia ed è fisiologico, perché gran parte della ricchezza nazionale sta ovviamente nel Nord».

A livello nazionale sono arrivati 1.122 ricorsi in sei mesi. «Un dato superiore rispetto alle nostre stime iniziali», ha osservato Barbuzzi, «perché pensavamo che la fase di start-up avrebbe avuto un volume di attività meno intenso.

Il dato del primo semestre dice invece che non è così. Proiettando questo dato su base annua e quindi raddoppiati questi volumi, supereremo abbondantemente i 2 mila ricorsi nel primo anno di attività».

Le prime decisioni dell’authority sono arrivate a partire dal 5 maggio e finora sono stati finalizzati più di 30 ricorsi. «Per la gran parte abbiamo raccolto le istanze dei risparmiatori. Rispetto ai 1.100 ricorsi c’è un nucleo che abbiamo dovuto dichiarare irricevibile e inammissibile: un centinaio circa, o perché mancava il ricorso all’intermediario o perché era materia che non rientrava tra le competenze Consob. C’è, in effetti, ancora un po’ di confusione tra i riparti delle competenze tra noi e l’Arbitro bancario finanziario (Abf) della Banca d’Italia».

La crescita è stata esponenziale: 82 ricorsi a gennaio, 178 a marzo, 219 a maggio, 273 in giugno. «Pensavamo che la fase di start-up potesse avere un volume di attività meno intenso», ha ammesso Barbuzzi, «considerando l’effetto novità di uno strumento ancora poco conosciuto e il fatto che, prima di presentare ricorso all’Acf, sia necessario ricorrere al proprio intermediario e avere una risposta negativa. I numeri del primo semestre dicono invece che non è così». In ogni caso «si avvertiva l’esigenza di avere uno strumento di risoluzione stragiudiziale delle controversie in materia finanziaria».

Per quanto riguarda gli importi richiesti, oscillano dai 40 ai 500 mila euro e si concentrano nelle fasce tra 10 e 30 mila euro e tra 5 e 10 mila euro.

I ricorsi sottoposti all’Acf hanno coinvolto 83 intermediari: 68 banche, sette sgr, quattro sim, tre gruppi assicurativi e un’impresa di investimento. Le violazioni più ricorrenti hanno riguardato obblighi informativi, di profilatura della clientela e di valutazione dell’adeguatezza delle operazioni proposte da parte di chi presta servizio di consulenza. A ciò si aggiungono carenze sotto il profilo degli obblighi di correttezza, trasparenza ed efficienza del servizio di esecuzione degli ordini per conto della clientela.

Istituito dalla Consob con una delibera del maggio 2016, l’Acf è uno strumento di risoluzione delle controversie tra investitori retail e intermediari per la violazione degli obblighi di diligenza, correttezza, informazione e trasparenza che gli intermediari devono rispettare quando prestano servizi di investimento o di gestione collettiva del risparmio.

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