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Tango Bond, sì all’intesa con i fondi Usa

Un’altra tappa, la penultima. L’accordo definitivo tra il governo argentino e gli hedge funds americani è sempre più vicino.
Ieri la Camera argentina ha approvato, con 165 sì e 86 no, la nuova intesa con i creditori, che prevede anche il rimborso dei fondi avvoltoio. L’accordo sblocca la lite che da 15 anni vede il governo argentino contrapporsi ai detentori di obbligazioni in default.
È una vittoria per il nuovo governo del presidente Mauricio Macri, che ha avviato un negoziato con i creditori holdout americani che non accettarono la ristrutturazione sul debito decisa da Buenos Aires dopo il default del 2001 e ora chiedono il rimborso pieno dei loro crediti. La votazione ora si sposta in Senato, dove l’opposizione al governo Macri è comunque forte.
L’accordo votato dalla Camera prevede il versamento di 11 miliardi di dollari a una parte di quei fondi avvoltoio (definiti buitres) che chiedono il rimborso pieno dei loro crediti e che hanno accettato questa versione più allargata della ristrutturazione del debito. Buenos Aires è pronta a pagare il 75% dei suoi crediti, dopo che il 93% dei creditori avevano già accettato una ristrutturazione che prevedeva il rimborso del 30% dei crediti. Va ricordato che i fondi avvoltoio Usa rappresentano il restante 7% dei creditori. Secondo gli esperti un’intesa con tutti i fondi avvoltoio costerebbe intorno ai 15 miliardi di dollari all’Argentina.
Il passaggio al Congresso di ieri è stato salutato con ottimismo anche dalla Task force argentina (Tfa). Che spera di ottenere, entro fine mese, un successo analogo anche nella vertenza che riguarda i possessori italiani di tangobond. Lo afferma il presidente della Tfa, Nicola Stock, commentando il voto della Camera di Buenos Aires a favore dell’accordo con i creditori di New York (holdouts).
La decisione spiana la strada anche all’intesa finale con i creditori italiani. Stock ha dichiarato: «In questi giorni stiamo lavorando per mettere a punto l’accordo finale dopo il preliminare siglato all’inizio di febbraio. Che sarà firmato appena il governo argentino avrà ottenuto il via libera in Parlamento». Per Stock altro elemento importante è stata l’ordinanza del giudice di New York, Thomas Griesa, il quale ha preso atto del cambio di passo di Buenos Aires e avvisato che non accoglierà più richieste cautelari da parte di altri creditori, agevolando così l’accordo. Secondo il presidente Tfa l’Argentina potrà così riaffacciarsi sui mercati internazionali (si parla di emissioni per 12 miliardi di dollari a un tasso attorno al 7%) e tornare ad attrarre investimenti in modo da far ripartire la crescita.

Roberto Da Rin

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