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Tango bond, sì all’accordo con gli Usa

È la prima vittoria politica del neo presidente Mauricio Macri. L’Argentina volta pagina e chiude il contenzioso con i fondi avvoltoio americani, avviando così una nuova fase nelle relazioni internazionali.
Il Senato di Buenos Aires ha approvato il nuovo accordo con i creditori, che prevede appunto il rimborso ai famigerati Fondos buitres, avvoltoi(così vengono chiamati in Argentina). Dopo 15 ore di dibattito il Senato ha dato il via libera al provvedimento finale con 54 sì e 16 no.
L’intesa, già passata alla Camera, sblocca la lite che da 15 anni vede il governo argentino contrapporsi ai detentori di obbligazioni in default, i tango bond.
Mauricio Macri, insediato alla Casa Rosada da pochi mesi, immette un elemento di forte discontinuità con i passati governi di Nestor Kirchner e della moglie Cristina Fernandez de Kirchner.
Già pochi giorni dopo il suo incarico presidenziale, Macri avviò un negoziato con i creditori holdouts americani, quelli che non avevano accettato la ristrutturazione sul debito decisa da Buenos Aires dopo il default del 2001 e avevano preteso il rimborso totale dei loro crediti. Dopo una lunga trattativa gli hedge fund americani hanno accettato un compromesso e l’Argentina acquisisce le condizioni per rientrare sul mercato dei capitali.
Il ministro delle Finanze argentino, Alfonso Prat-Gay, ha salutato con grande soddisfazione l’accordo con i Fondos buitres che consentirà all’Argentina di uscire da quel default tecnico in cui era caduta il 31 luglio 2014. Il default ha impedito di pagare le cedole agli obbligazionisti per un cavillo giuridico imposto dalla legislazione americana, competente per giurisdizione. Una beffa per il governo di Buenos Aires che avrebbe voluto e potuto pagare ma una sentenza del giudice americano Thomas Griesa ne impedì l’erogazione.
L’accordo prevede che l’Argentina paghi 4,65 miliardi di dollari ai creditori holdouts tra cui figurano Nml Capital (divisione di Elliot Management) e Aurelius Capital management.
L’intesa raggiunta a Buenos Aires con i Fondos buitres comporta due conseguenze positive: la prima è appunto il rientro dell’Argentina sul mercato dei capitali, precluso finora. La seconda riguarda il probabile “ok” del Senato argentino all’accordo con i 50mila risparmiatori italiani che non avevano accettato lo swap del 2005 e del 2010.
La prossima votazione di Camera e Senato riguarda proprio i risparmiatori italiani: quelli che, 14 anni dopo il default del 2001, dovrebbero incassare un risarcimento record. Due mesi fa è stata infatti annunciata la chiusura del contenzioso tra l’Argentina e gli oltre 50mila che avevano investito 900 milioni di dollari nei tango bond e che non avevano accettato le due successive ristrutturazioni del 2005 e del 2010.
Con un’intesa bilaterale preliminare fra l’Esecutivo e la Tfa (la Task force argentina), quella delle banche, il governo di Buenos Aires ha accettato di pagare in contanti il valore nominale dell’obbligazione e il 50% degli interessi dal default a oggi. Insomma, chi ha investito 100 incassa il 150 per cento. L’operazione ha un controvalore di 1,35 miliardi. La Tfa, qualche settimana fa, si è spinta a prevedere i tempi del rimborso. «Entro giugno i risparmiatori italiani dovrebbero incassare la somma».

Roberto Da Rin

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