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Tango bond, pronto il nuovo piano

Questo round va al giudice americano Thomas Griesa. L’Argentina ha proposto una soluzione che prefigura un piano di rimborso, per gli obbligazionisti holdouts, analogo a quello di coloro che hanno già sottoscritto le offerte del 2005 e del 2010.
Il ministro argentino dell’Economia, Hernan Lorenzino, evita così lo spettro di un default da 1,33 miliardi di dollari. Evitato almeno per i prossimi 90 giorni, il tempo tecnico necessario alla Corte americana per valutare l’offerta.
Va ricordato che questa è la tappa successiva alla decisione della Corte d’Appello di New York che ha dato ragione ad alcuni fondi speculativi americani.
La proposta effettuata due giorni fa da Buenos Aires equipara quindi gli ultimi holdouts, che sono il 7% del totale, a coloro che hanno accettato le precedenti offerte. Il trattamento sarà lo stesso, non vi sarà, quindi, alcuna discriminazione per chi è rimasto fuori fino ad ora. Ma neppure un vantaggio, perché ciò aprirebbe il baratro di una nuova interminabile trattativa con chi ha sottoscritto, negli anni scorsi, un accordo di concambio con il Governo argentino.
Ecco la proposta arrivata dal Governo di Buenos Aires.
Vi sarà un concambio, a scelta, tra obbligazioni Par 2038 e le obbligazioni Discount.
Nel primo caso si tratta di obbligazioni Step up, con cedola attuale al 2,26% fino al 2019, poi con cedola al 3,38% dal 2019 al 2029 e infine con il 5,375% dal 2029 al 2038. Il rimborso avverrà in dieci quote dal 2029, senza taglio nominale. I 100mila euro di vecchi titoli saranno sostituiti con 100mila euro di nuovi titoli.
Nel secondo caso si tratta di obbligazioni Discount al 7,8%, con un taglio del capitale del 66,3% e scadenza al 2033.
Le condizioni praticate sono identiche, sia per coloro che posseggono titoli denominati in euro o in dollari. Viene inoltre consegnato un titolo legato alla crescita del Pil. Quando supera il 3,22% annuo attiva un pagamento per l’anno seguente.
Gli interessi maturati vengono concessi fino alla data di accettazione della proposta.
«Il nodo gordiano – spiega Enzo Farulla, analista finanziario indipendente, già Raymond James – riguarda proprio gli interessi. Gli holdouts vorrebbero calcolarli sui coupon delle vecchie cedole, che era compreso tra il 9% e l’11%, e non sul 2,26 del nuovo concambio».
Ciò significa che scatterebbe la clausola “pari passu” e il 93% di coloro che hanno già accettato avrebbe diritto alle migliorie contrattuali ottenute dal 7% dei sottoscrittori. Un braccio di ferro, quindi, quello tra il Governo argentino e il giudice Griesa che non accenna a perdere tensione. «Tuttavia il potenziale default che farebbe nuovamente sprofondare l’Argentina nell’abisso – spiega Farulla – avrebbe ripercussioni su tutti i mercati finanziari e genererebbe un vero e proprio caos». A vantaggio dell’Argentina, che peraltro ha gravi responsabilità in merito alla scarsa trasparenza dei dati macroeconomici, va riconosciuto che ha onorato i suoi impegni dopo la ristrutturazione del debito. Punire Buenos Aires creerebbe un pericoloso precedente e istillerebbe ulteriori incertezze sul futuro di Cipro e della Grecia.

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