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Tango bond, l’accordo ferma l’arbitrato

Con l’accordo raggiunto tra la Task Force Argentina (Tfa) e il governo sudamericano, nell’ambito del trattato bilaterale tra il paese e l’Italia, per il rimborso dei bond finiti in default 11 anni è stato sospeso l’arbitrato in corso presso l’Icsid (il tribunale della banca mondiale) per i prossimi 4 mesi. La sospensione, concordata tra le parti, nei fatti è servita a bloccare l’arrivo imminente della sentenza di merito definitiva che molto probabilmente «non sarebbe stata a favore dell’Argentina e anche per questo, forse, il nuovo governo ha deciso di cercare un’intesa», ha spiegato ieri Nicola Stock, presidente della Tfa, nel corso di una conferenza stampa.
«C’era un’alea per entrambe le parti – ha aggiunto -. Pur vedendoci riconosciuto il diritto al rimborso, noi rischiavamo che l’ammontare potesse risultare più basso dei 2,1 miliardi di dollari che avevamo rivendicato, ma anche dell’1,3 miliardi di dollari che abbiamo ottenuto con l’intesa».
Per diventare operativo, l’accordo deve ancora essere ratificato dal parlamento argentino, nel quale il governo non possiede la maggioranza assoluta, anche se, come ha fatto notare Stock, in questi giorni 14 deputati del Fronte della Vittoria, si stanno spostando a sostegno dell’esecutivo, guidato dal leader di Cambiemos Mauricio Macri.
Il presidente della Tfa ha inoltre chiarito che se il congresso non ratificasse l’accordo o ne chiedesse la modifica nei punti sostanziali (come l’entità o il pagamento cash ai creditori), l’intesa decadrebbe in toto. Stock, ieri, ha spiegato che l’esame dell’accordo al congresso dovrebbe partire a inizio marzo per concludersi a fine mese. L’intesa deve, inoltre, passare al vaglio del consiglio della Tfa (composto dalle banche italiane che avevano venduto in Italia i titoli governativi argentini). E ancora: dovrà esprimersi la Consob, anche se Stock ha precisato che non si tratta di un’offerta di scambio e non necessita di un prospetto.
L’accordo interessa 50 mila risparmiatori italiani che avevano aderito nel 2002 all’iniziativa della Tfa e al ricorso all’arbitrato. La taglia media dell’investimento è di 30 mila euro, mentre l’età di questi creditori è ormai quella della pensione. «Questi risparmiatori hanno atteso 14 anni per avere i rimborsi – ha affermato Stock-. Non credo che ora, quando arriva finalmente il risarcimento, essi debbano ricevere anche uno schiaffo fiscale. Ho chiesto un incontro con il ministro per l’Economia, Pier Carlo Padoan, affinchè si trovi una soluzione per limitare al minimo gli effetti fiscali (si veda altro articolo in pagina, ndr)».
Ai risparmiatori che hanno aderito all’iniziativa della Tfa è stato offerto un servizio gratuito e sui rimborsi non peseranno spese legali da detrarre all’importo riconosciuto. Questo non significa, però, che le banche che hanno sostenuto, per conto della Tfa, tutte le spese di istruttoria dell’arbitrato e, per qualche anno, anche la quota che il governo argentino non ha voluto pagare, non verranno ripagate degli oneri sostenuti. «All’interno dell’1,3 miliardi di dollari oggetto dell’intesa – ha chiarito Stock- è incluso anche il corrispettivo delle spese sostenute per l’arbitrato».
Ai risparmiatori viene riconosciuto l’equivalente del 150% del valore nominale dell’investimento, incluso il corrispettivo per interessi pari a tasso annuo del 2,74% nominale, e cioè lo 0,82% reale. È un entità dell’interesse convenuta tra le parti, che sicuramente rappresenta un forte sconto rispetto a quanto avrebbero potuto rendere quei titoli se il debito fosse stato normalmente onorato.
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