Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Tango bond e grandi capitali

di Massimo Sideri

Rompicapo: quanto pagherà di bollo sul conto titoli un risparmiatore tradito dall'Argentina che dopo mille peripezie e tappandosi il naso ha accettato il piano di concambio tra vecchi Tango bond cartastraccia e nuovi titoli con scadenza 2038, valore nominale 150 mila euro ma rimborso effettivo pari a circa 50 mila? E quanto un milionario che ha una gestione patrimoniale mettiamo da 10 milioni di euro? La risposta è sconcertante: 240 euro nel 2012 e 780 a partire dal 2013 il primo (ogni anno fino al 2038) e 0 (leggi zero) il secondo. È solo uno dei tanti paradossi del decreto legge 98/2011 convertito dalla legge 111/2011 che introduce l'imposta di bollo differenziata sui depositi di titoli dei risparmiatori.

La lista è lunga e sconcertante tanto da far pensare a una sorta di tassa «anti-Buffett» visto che la probabilità che alla fine possano pagare solo i Btp-people è alta. Una beffa al quadrato visto che i grandi patrimoni ne usciranno illesi anche grazie agli uffici legali delle banche che si sono già mossi per ridurre al minimo l'impatto su questi ultimi. Ma andiamo per ordine. La circolare dell'Agenzia delle Entrate n. 40/E del 4 agosto conferma che il tributo è dovuto sul «valore nominale o di rimborso» e che «deve essere applicata per le comunicazioni inviate dalle banche, da Poste Italiane e da altri intermediari finanziari che intrattengono con la propria clientela depositi titoli e cioè rapporti riconducibili alla custodia e all'amministrazione degli stessi». Le ultime parole sono quelle più importanti perché permettono subito di considerare esenti le gestioni patrimoniali, non certo esclusiva dei ricchi ma comunque tipicamente intrattenute da clienti top manager con patrimoni finanziari tali da non potere essere seguiti direttamente.

Ad uscire dal radar dell'aggravio del bollo che può arrivare fino a 1.100 euro l'anno — anche qui, in maniera bizzarra, non si capisce perché chi ha venti milioni paga come chi ne ha mezzo… — ci sono anche le quote dei fondi di investimenti. Due i motivi già messi a fuoco dai legali di banche come Intesa Sanpaolo, Unicredit ed Euromobiliare: prima di tutto, formalmente, la quota del fondo non prevede custodia e amministrazione perché è la società di intermediazione mobiliare (Sim) che compra e vende titoli, obbligazioni e azioni. E non vale l'obiezione che la tassa dovrebbe colpire le Sim, visto che sono espressamente esentate dalla legge insieme alle società finanziarie: in soldoni pagano i clienti «normali» ma non le banche. Secondo, per tenere un fondo non è obbligatorio aprire un conto titoli. Molti istituti lo fanno per comodità e per dare al cliente il quadro completo. Proprio per evitare qualunque dubbio alcune banche stanno passando le quote in folder esterni ai conti titoli, appoggiandole al conto corrente del cliente.

E non è finita qui: il paradosso potrà estendersi a macchia d'olio anche agli investimenti azionari visto che molte società (tra cui diverse banche) hanno di recente azzerato per tutt'altri motivi legati alla crisi il valore nominale del capitale. Con il risultato che chi ha, per esempio, uno zero coupon pagato 20 e rimborsato 100 tra 30 anni, pagherà ogni anno sulla base dei 100. Anche chi ha acquistato ieri il Btp 2037 e ha pagato 60,87 pagherà per 26 anni su 100. E chi ha 200 mila euro investiti in azioni bancarie non pagherà nulla oltre i 34,2 euro di base. A voler completare la serie degna de i Mostri di Monicelli potrebbe anche capitare di dover pagare per titoli cartastraccia che non valgono più nulla visto che se non si può risalire al nominale conta il prezzo di acquisto. Curioso che l'intervento potrebbe per contrappasso andare a «frenare» proprio il mercato del debito pubblico italiano sfavorendolo rispetto agli altri investimenti.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

II default di Archegos e le maxi perdite di Melvin Capitai non hanno intaccato la ricerca di strate...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

"Di picchetti, anche molto duri, ne ho fatti tanti nella mia vita sindacale.Ho bloccato i camion ne...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il primo luglio, dopo 493 giorni, in Italia le aziende più grandi torneranno a licenziare. Il bloc...

Oggi sulla stampa