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Tangenti Finmeccanica, arrestato Orsi

Giuseppe Orsi e Bruno Spagnolini, amministratore delegato e presidente di Finmeccanica e Ceo di Agusta Westland sono da ieri agli arresti. Il primo, nel primo pomeriggio di ieri è stato tradotto nel carcere di Busto Arsizio, il secondo è rimasto ai domiciliari. Mandati di arresto (non eseguiti) anche per i due broker svizzeri Guido Ralph Haschke e Carlo Gerosa, utilizzati dalle due società per intermediare quelle che i pm Eugenio Fusco, Pasquale Addesso e il gip bustocco Luca Labianca, ritengono essere state commesse dopate da tangenti versate anche all’estero. L’inchiesta, ereditata dalla procura di Busto, era partita da Napoli per iniziativa dei pm John Henry Woodcock e Sergio Piscitelli e riguardava la vendita di 12 elicotteri Agusta Westland modello 101 Vvip all’Aeronautica militare indiana. Un affare da 556 milioni di euro per il quale sarebbero stati versati 51 milioni di euro, una parte dei quali sarebbero stati veicolati in varie direzioni. Nell’ipotesi originaria dei pm partenopei vi sarebbe stata una quota destinata al mondo politico, in particolare ad ambienti vicini alla Lega Nord e a Comunione Liberazione. E infatti, tra le ipotesi di reato formulate da Woodcock e Piscitelli, figurava il finanzamento illecito dei partiti. Una fattispecie che, tuttavia, almeno per il momento, non viene contestata dai magistrati lombardi. Ma che non risulta essere stata neppure archiviata. Anzi, la vicinanza di Orsi ad ambienti politici vicini, in particolare alla Lega, viene rimarcata in alcuni passaggi della deposizione di Luciano Zampini, ad di Ansaldo Energia, in cui si dà conto di una riunione che si sarebbe tenuta il 3 aprile 2011, secondo quanto riferitogli da Pier Francesco Guarguaglini, ex chair man di Finmeccanica, a cui avrebbero partecipato «Maroni, Giorgetti, Calderoli, e Letta . Una riunione in cui i leghisti avevano fatto prevalere il nome di Orsi». L’impostazione accusatoria dei pm di Napoli è stata modificata dal Gip del tribunale della cittadina lombarda in altri due punti: agli indagati non è stata contestato il reato di riciclaggio, ipotizzato a inizio inchiesta; ma è stato aggiunto un capo d’accusa: la frode fiscale. Si riferisce a una serie di fatture che si sospettano false emesse a carico di Agusta Westland da parte di due società: la prima, la Ids Tunisia, la seconda Ids India per un totale di 28 milioni di euro. La giustificazione delle forniture era software per strumentazione atta alla riproduzione tridimensionale di immagini per visori di elicotteri che, però, erano diversi dai modelli ceduti all’India. Dalla Tunisia e dall’India il denaro sarebbe poi passato per le Isole Mauritius per approdare su conti di Singapore. Le misure di custodia cautelare a carico dei due manager del gruppo Finmeccanica sono state chieste per tutte e tre le canoniche ragioni, per cui di norma, vengono applicate: il pericolo di fuga e la reiterazione del reato. Ma è soprattutto di possibile inquinamento probatorio da parte di Orsi e Spagnolini che si parla nell’ordinanza laddove si legge che «Gli indagati, informati dell’esistenza di un’indagine giudiziaria a loro carico (..) si sono attivati nel porre in essere condotte di sovvertimento della genuinità delle prove anche con tentativi di pretesa modifica della linea operativa dell’ufficio inquirente che procede e con l’asservimento o, quanto meno, la ricerca di compiacenze presso i maggiori organi di stampa». In una conferenza stampa l’avvocato di Orsi, Ennio Amodio, ha definito il provvedimento di custodia «devastante poiché comporta la decapitazione di due grandi imprese industriali. Questo provvedimento – ha aggiunto – arriva dopo quasi due anni di indagini, quando ancora non sono stati messi in fila i tasselli che dovrebbero dimostrare i reati ipotizzati». Amodio ha anche negato che «Sia Orsi sia Spagnolini abbiano pagato tangenti» argomentando la tesi con il fatto che anche il governo indiano ha rimarcato la correttezza degli appalti finiti nel mirino dei magistrati. In serata una nota di Finmeccanica ha sottolineato la continuità aziendale dell’azienda che ora è sotto la guida di Alessandro Pansa, direttore generale con ampie deleghe operative.

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