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Tamburi acquista il 20% di Eataly

Tamburi investment partners (Tip) ha rilevato il 20 per cento della Eataly dalla famiglia Farinetti, in vista di una possibile quotazione in Borsa a Piazza Affari nel giro di due anni.
L’investimento di Tamburi, pari a 120 milioni di euro, è stato realizzato attraverso ClubItaly, newco creata appositamente per l’operazione e partecipata al 30% da Tip e al 70% da family office soci storici di Tamburi. Nella newco creata da Tamburi sono riunite alcune delle principali famiglie italiane dell’alimentare: Lunelli (cantine Ferrari), Lavazza, Ferrero, Marzotto (vini Santa Margherita), Branca, Angelini (Tenimenti Angelini), e gli armatori D’Amico.
La nuova compagine azionaria della holding prevede dunque ora il controllo ancora alla famiglia Farinetti (tramite Eat Invest) con il 60% del capitale azionario, il 20% a ClubItaly e il restante 20% al manager Luca Baffigo Filangieri.
Tamburi e ClubItaly sono riusciti a chiudere l’operazione con la famiglia Farinetti e ad avere la meglio su altri investitori interessati: come il ricchissimo fondo sovrano del Qatar, ma anche il colosso francese del lusso Lvmh e, infine, il Fondo Strategico Italiano. Proprio il gruppo finanziario, espressione della Cassa Depositi e Prestiti, è stato per diverso tempo considerato come l’investitore ideale per Eataly.
Ma gli ultimi eventi sulla scena politica, con l’insediamento come capo del Governo di Matteo Renzi, del quale Oscar Farinetti è da diverso tempo sostenitore, avrebbero consigliato di optare per un investitore che non avesse una matrice pubblica.
I soci di Eataly hanno inoltre condiviso con Tip l’obiettivo di quotare la società, «subordinatamente alle condizioni dei mercati finanziari», al fine di renderla «una public company globale che, pur con un profilo sempre più internazionale, possa continuare a rappresentare l’Italian lifestyle con ancora maggior forza, grazie ai benefici finanziari e di visibilità della quotazione».
Advisor dell’operazione sono Bnl-Bnp Paribas e UniCredit Group. Eataly, fondata nel 2003 ad Alba da Oscar Farinetti e attiva nella distribuzione e commercializzazione a livello globale di prodotti dell’eccellenza enogastronomica italiana, punta quest’anno a un giro d’affari consolidato intorno a 400 milioni di euro (esclusi i franchisee) e a un margine operativo lordo di circa 45 milioni di euro, dopo aver mostrato nel 2010-2013 una crescita media annua di fatturato e di margine operativo lordo rispettivamente di oltre il 33% e il 75%.
L’obiettivo sarebbe, dopo aver accelerato sul piano di investimenti, la quotazione nel giro di due anni a Piazza Affari. Secondo alcune stime, circolate negli ultimi mesi, sulla base dei target reddituali futuri, Eataly potrebbe puntare a una capitalizzazione di Borsa attorno al miliardo e mezzo di euro con un multiplo che, per le aziende internazionali del settore, è attorno alle 12 volte il margine operativo lordo.
Nel prossimo triennio é prevista l’apertura di nuovi store a Los Angeles, Washington, Boston e New york-World Trade Center, dopo i 30 già operativi in Italia, Stati Uniti, Medio ed Estremo Oriente, mentre sono già state contrattualizzate le prossime aperture di Mosca, San Paolo del Brasile e Londra. È confermata, inoltre, l’apertura il 18 marzo di un punto vendita di 5.500 metri quadrati al Teatro Smeraldo di Milano, con 13 luoghi di ristorazione monotematica, un ristorante stellato, cinque spazi di produzione artigianale a vista e una grande enoteca con le migliori etichette italiane.
Proprio nel settore della distribuzione il gruppo di Farinetti ha avviato, già negli anni passati, un’alleanza con le cooperative in vista di apertura di nuovi punti commerciali a Bologna e in vista dell’Expo 2015 di Milano.

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