Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Tajani all’Italia, pagate subito

O lo stato paga subito i suoi 90 miliardi di euro di debiti o le imprese rischiano di non vedere il becco di un quattrino. A lanciare l’allarme non è uno qualunque, ma il commissario europeo all’industria e imprenditoria, Antonio Tajani. Che a ItaliaOggi spiega: «Quaranta miliardi di euro non bastano.

L’Italia può pagare in tempi brevi i suoi 90 mld di euro di debiti commerciali, che la p.a. deve alle imprese. Diciamo entro la fine del 2014». Di più: «Non solo può pagare, perché di questi 90 mld circa 73 mld sono uscite già contabilizzate che non gonfiano il deficit», dice Tajani, «ma deve farlo se non vuole incappare nella tagliola del Fiscal compact». Che a fine 2014 potrebbe bloccare, forse definitivamente, il pagamento dei debiti pregressi della pubblica amministrazione. Il commissario, dopo aver chiarito che «solo un quinto dei crediti vantati dalle imprese verso la p.a. impatta sul rapporto deficit/pil», avverte: «Se lo stato italiano non pagherà le imprese creditrici, il debito pubblico aumenterà, per via della maggiore incidenza dei tassi d’interesse».

Domanda. Commissario, c’è un po’ di confusione sulla deroga che la commissione europea ha concesso all’Italia per lo sforamento dei parametri su debito e deficit. Con l’obiettivo di avviare il solo pagamento dei debiti commerciali della p.a. Può spiegare come stanno esattamente le cose?

Risposta. Bisogna rileggere la dichiarazione congiunta che io è il commissario agli affari economici e monetari, Olli Rehn, abbiamo concordato il 14 marzo scorso (si veda ItaliaOggi del 19/4/2013). L’apertura della commissione europea è giustificata dal fatto che reputa il pagamento del debito pregresso della p.a. italiana un «unicum». Rientra, cioè, in quei fattori eccezionali, che rendono flessibile il patto di stabilità e crescita. Secondo la Banca d’Italia, il debito complessivo delle p.a. verso le imprese ammontano a circa 90 miliardi. Ora, l’80% di questo ammontare rientra già nel debito pubblico, mentre il 20% va a impattare sul deficit, perché non è stato contabilizzato a livello centrale.

D. Quindi?

R. Quindi, per quel 20% di debiti della p.a. che impattano sul deficit scatta il tetto del 3% del rapporto deficit/pil. Una soglia che non va superata, perché l’Italia è ancora sotto procedura d’infrazione per deficit eccessivo. In ogni caso, il ministro dell’economia, Vittorio Grilli, ha rassicurato che resteremo al 2,9%.

D. Nel 2014, invece, la procedura d’infrazione attualmente aperta sul deficit italiano sarà chiusa?

R. Sì.

D. Dunque, tirando le somme, nel 2013 non sarà possibile andare a impattare sul rapporto deficit/pil, mentre è possibile contabilizzare un eventuale sforamento del deficit nel 2014.

R. Ma non è detto! Si può anche spalmare il pagamento di quel 20% di debiti p.a. che impatta sul deficit, circa 18 mld di euro, e restare comunque sotto il tetto del 3% anche nel 2014. Poi, va ricordato: per quanto riguarda i parametri sul debito la commissione europea ha già assicurato che non ci sono problemi se l’eventuale aumento sarà imputato al pagamento dei debiti commerciali verso le imprese. Ma insisto: i 90-91 miliardi di euro di debiti della p.a. vanno pagati tutti e presto. Perché, altrimenti il debito pubblico aumenterà ulteriormente, per via dell’incidenza dei tassi d’interesse.

D. E come si fa? A conti fatti, se prendiamo per buoni i dati Bankitalia, sono 73 i mld di euro che non impattano sul deficit. I quattro quinti del totale_

R. Si possono pagare in tempi brevi, spalmando i pagamenti in due anni. Ci sono regole da rispettare, ma la commissione europea si è detta disponibile a lavorare assieme al governo italiano per trovare una soluzione condivisa. Approfitto della sua intervista per ribadirlo ancora al governo: lavoriamo assieme, ma diteci a quanto ammonta il debito complessivo verso le imprese. Senza dati certi non possiamo lavorare a soluzioni definitive.

D. Senta commissario. L’Italia ha già ratificato il Trattato di stabilità fiscale. Da fine 2013 gli stretti vincoli del Fiscal compact potrebbero bloccare definitivamente i pagamenti della p.a. Questo significa che lo stato italiano, se non pagherà entro l’anno, non potrà più risarcire i creditori?

R. È per questo che sostengo che bisogna pagare tutto e in fretta! Se non erro la verifica sul rispetto del Fiscal compact scatterà nel 2015. Bisogna pagare subito. Ma è un percorso difficile, irto di ostacoli. L’Italia deve lavorare intensamente per elaborare un piano di rientro dal debito. Quindi, ben venga la telefonata di Monti in Commissione Ue, ma non è certo con una telefonata che si risolve il problema…

D. Monti ha proposto di scalcolare la spesa per investimenti in infrastrutture dal calcolo del deficit. È la cosiddetta Golden rule. Perché non si applica questo metodo?

R. Monti, nella lettera inviata al Consiglio europeo parlava solo degli investimenti in infrastrutture. Questo non c’entra nulla col debito pregresso accumulato dalle pubbliche amministrazioni.

D. Oggi (ieri per chi legge) lei ha incontrato il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli. L’associazione delle banche stima che il debito delle pubbliche amministrazioni verso le imprese superi i 100 miliardi di euro. Mentre sembra che l’esposizione delle banche italiane verso il debito pubblico sia di 350 miliardi di euro. Anche Abi chiede lo sblocco immediato del decreto legge pagamenti (che il Consiglio dei ministri dovrebbe varare nel weekend). E il commissario Ue, Olli Rehn, dopo un incontro con Monti ha ribadito ancora una volta (ieri, ndr) che la Commissione sostiene con forza la rapida riduzione del debito commerciale della p.a. Individuando i problemi dell’Italia nella «perdita a lungo termine di competitività e nelle condizioni di finanziamento troppo stringenti per famiglie e imprese». Insomma, secondo lei perché l’esecutivo tergiversa?

R. Non faccio l’esegesi del pensiero. C’è la decisione di fare un decreto legge. Ho detto e ripeto che la cifra di 40 miliardi di euro, che il governo Monti intende sbloccare nel biennio 2013/2014, non è esaustiva del debito. La Commissione europea deve sapere esattamente a quanto ammonta il debito accumulato dalle amministrazioni italiane verso le imprese fornitrici. Altrimenti non si può andare avanti. Lo stato italiano non può rivalersi così sulle imprese che, va ricordato, su quelle forniture non onorate dalle pubbliche amministrazioni hanno già pagato l’Iva.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Siamo certamente partiti con il piede giusto». Carlos Tavares, amministratore delegato di Stellan...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«L’intervento del Pnrr si colloca nel solco degli sfidanti obiettivi definiti in sede europea e n...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Squadre di lavoro ad hoc per asili e i nuovi “ospedali di comunità”. Si avvia la fase operativa...

Oggi sulla stampa