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Taglio Ires legato alla clausola migranti

ROMA – Taglio Ires da subito ma vincolato al via libera della Ue sulla flessibilità per i costi dell’ondata migratoria. È questa la condizione alla quale il governo lega l’intervento di riduzione dell’imposta sul reddito di impresa.
L’ultima ipotesi tecnica è una manovra in due tappe per un valore complessivo di poco meno di 4 miliardi di euro. Nel 2016 l’attuale aliquota Ires del 27,5% scenderebbe al 26% con un taglio di 1,5 punti e nel 2017 si completerebbe l’operazione on un’ulteriore riduzione di 2 punti percentuali per l’approdo finale di un prelievo sulle imprese del 24 per cento.
Con il via libera di Bruxelles alla clausola ci sarebbe a disposizione un margine ulteriore di flessibilità sul deficit dello 0,2% pari a circa 3 miliardi. Una dote che permetterebbe al governo di rinunciare all’ipotesi iniziale, ovvero blocco degli acconti Ires di novembre 2016 per coprire i costi iniziali della riduzione dell’imposta traslandone l’effetto finanziario tutto sul 2017.
Tra le novità in uscita dell’ultim’ora ci sarebbe lo stralcio dal menù del potenziamento del credito d’imposta per gli investimenti in ricerca, intervento stimato dai tecnici del ministero dello Sviluppo in 200 milioni. In entrata, invece, da segnalare la riduzione da 10 a 5 anni del periodo di ammortamento dell’avviamento in caso di operazioni straordinarie su cui oggi le imprese pagano l’imposta sostitutiva del 16%. Spunta anche una nuova possibilità per lo scioglimento agevolato delle società di comodo.
Confermata poi la manovra per spingere gli investimenti produttivi delle aziende. Arriva il super-ammortamento del 140% del valore fiscale dei macchinari acquistati nell’ultimo trimestre 2015 e nel corso del 2016. Lo sgravio dovrebbe riguardare tutte le tipologie di macchinari produttivi, inclusi i computer, ma non si estenderà a fabbricati e capannoni. Gli ultimi calcoli della Ragioneria valutano l’onere finanziario in 800 milioni con effetti finanziari che decorreranno dal 2017. Intanto, per i beni produttivi ancorati al suolo, i cosiddetti “imbullonati”, arriva la cancellazione dell’Imu.
La legge di stabilità conterrà anche la correzione al regime fiscale delle partite Iva introdotto lo scorso anno. L’idea di fondo è quella di elevare le attuali soglie di ricavi differenziate per attività prevedendo un incremento di 10mila euro per tutti (5mila se non si troveranno le risorse sufficienti) che diventa di 15mila euro per i professionisti. Questi ultimi, dunque, si vedranno così raddoppiare a 30mila l’attuale limite di ricavi per entrare nel regime agevolato dei forfettari con tassazione sostitutiva del 15%. Non solo. Per le nuove partite Iva l’attuale aliquota del 15% verrà ridotta a un terzo per i primi tre anni di attività, che potrebbero diventare cinque risorse permettendo. A finanziare l’operazione sulle partite Iva che potrebbe costare fino a 800 milioni potrebbe contribuire la cancellazione dallo stesso regime dei forfettari del bonus sul minimale contributivo.
Anche se già scritta e quantificata dal Mef, la nuova Imposta sul reddito dell’imprenditore (l’Iri) così come il passaggio dalla competenza al principio di cassa per tutte le partite Iva sembrerebbero sempre più destinate a rinforzare il capitolo fiscale del Ddl collegato alla stabilità sui lavoratori autonomi.
Nel pacchetto imprese troveranno spazio anche alcuni ritocchi alla detassazione sui redditi derivanti da brevetti e marchi. In particolare la nuova disciplina del patent box sarà uniformata alle raccomandazioni Ocse del 5 ottobre prevedendo l’esclusione dei marchi dal beneficio fiscale a partire dalle opzioni esercitate dopo il 30 giugno 2016. Per chi opterà prima di quella data il beneficio spetterà comunque per cinque anni (per maggiori dettagli si rinvia ai servizi pubblicati in Norme e Tributi a pagina 41) .
Per le imprese agricole la legge di fine anno cancella sia l’Imu sui terreni agricoli introdotta con l’arrivo della Tasi, sia l’imposta regionale sulle attività produttiva con l’abolizione dell’attuale aliquota dell’1,9 per cento. Una doppia riduzione del carico fiscale che, stando a cambi di rotta dell’ultima ora, sarà comunque coperta con la revisione o cancellazione di alcune tax expenditures di cui oggi gode il settore come ad esempio l’agevolazione sul gasolio per uso agricolo.
Sul fronte dei pagamenti Pa, dovrebbero entrare nel Ddl nuovi strumenti per facilitare la fatturazione elettronica e la possibilità per i Comuni di spendere l’avanzo di amministrazione e soldi in cassa per i lavori conclusi. Dal Miur arriva invece un concorso internazionale per reperire 500 docenti, tra ordinari e associati, da inserire in tutto il territorio nazionale: stanziamento di 50 milioni. Altri 60 milioni finanzieranno un Piano ricercatori che, grazie allo sblocco del turnover, porterà a 1.000 assunzioni.

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