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Taglio dell’Irap misura fondamentale, le imprese vanno coinvolte nelle scelte

«Per fare un decreto per salvare le imprese occorre coinvolgere i diretti interessati, gli imprenditori. Occorre capire i loro bisogni reali, altrimenti va a finire come con il decreto liquidità e il Cura Italia: i soldi alle aziende non sono ancora arrivati e la cassa integrazione la stiamo anticipando noi». Parla con lucida risolutezza Emanuele Orsini: nella squadra di Carlo Bonomi, numero uno designato di Confindustria, è vice presidente con la delega al Credito, finanza e fisco. I nuovi vertici saranno ufficialmente nominati il 20 maggio, ma con l’emergenza virus si sono già messi al lavoro.

Un debutto appassionato: «sto ricevendo telefonate da imprenditori preoccupatissimi. Non si può andare avanti così, con la politica degli annunci. Dei miliardi contenuti nei decreti abbiamo visto ben poco o nulla, affossati dalla burocrazia. Noi imprenditori abbiamo bisogno di tempi certi, chiarezza delle regole, operatività immediata».

Il taglio dell’Irap, quindi, proposto nei giorni scorsi da Bonomi, è lo strumento più immediato ed efficace?

Sì, è ciò che serve in questo momento. La proposta più immediata, senza interventi a pioggia. È semplice ed automatica e si toglierebbe pure un adempimento. Abolirla è giusto eticamente, perché così si sostengono le imprese che finora hanno pagato le tasse.

Non è ancora chiaro sull’Irap e sui sussidi cosa dovrebbe confluire nel decreto: cosa vi attendete ?

Ci attendiamo che non vi siano vincoli e calcoli che le imprese debbano fare per sapere se devono o meno versare il saldo e l’acconto Irap del prossimo giugno. Ci attendiamo che le risorse messe in campo per il sostegno alle imprese siano distribuite in maniera equa tra soggetti con diverse classi di fatturato. Il nostro auspicio è, ovviamente, una riforma strutturale della tassazione delle imprese e del sistema fiscale.

Un taglio dell’Irap per tutti potrebbe costare 9 miliardi: come finanziarlo?

Ha un senso ricorrere a tutte le risorse europee, a partire da quelle destinate alle spese sanitarie, in modo da liberare spazi nel bilancio italiano e recuperare risorse da destinare a politiche industriali. Eliminare l’Irap, comunque, non vuol dire, sottrarre risorse alla sanità, si possono prevedere diverse fonti di finanziamento che sostengano le Regioni.

Liquidità per le imprese, Cassa integrazione: tutto va a rilento. È la burocrazia a bloccare?

Ho appena chiuso una lunga telefonata con l’Abi: le banche sono costrette a chiedere fino a 20 documenti, perché anche se garantite dallo Stato per il 90% sono corresponsabili penalmente nelle erogazioni, a norma della legge fallimentare. È urgentissimo, e andava già fatto, un incontro per risolvere questo cortocircuito. Così la liquidità non riesce ad arrivare, fermo restando che si tratta di prestiti, ovviamente da restituire, e con tassi persino superiori a quelli di mercato. Sei anni sono pochi, bisogna allungare il periodo di restituzione ad almeno 10 anni, come stanno già facendo altri Paesi Europei. La cassa integrazione, ripeto, la stanno anticipando le imprese.

Troppi vincoli anche sull’intervento pubblico per gli aumenti

di capitale…

Le norme contenute nelle bozze fino ad ora circolate rischiano di essere inapplicabili: prevedono infatti che nel caso in cui lo Stato entri nel capitale non potranno essere staccati dividendi per 6 anni e non si potrà intervenire sull’organizzazione del personale ancora per 6 anni. Abbiamo bisogno di norme più snelle e che lascino spazio alle imprese di governare i difficili periodi che dovranno affrontare, perché la responsabilità resta in capo agli imprenditori e non allo Stato.

Quali gli interventi del decreto che ritiene appropriati? E cosa aggiungerebbe?

Uno degli interventi che ritengo molto importante approvare subito è quello dell’Ecobonus e Sisma Bonus, manovra che aiuterebbe il mondo dell’edilizia, che ad oggi vale il 25% del Pil. Devono essere saldati i debiti della pubblica amministrazione. Per spingere i consumi, sarebbe opportuno detassare gli aiuti o le integrazioni alla Cig che gli imprenditori stanno volontariamente erogando ai propri dipendenti. In generale, dobbiamo sostenere le imprese perché sono quelle che creano lavoro.

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