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«Taglio delle tasse sorprendente, più fiducia»

ROMA «Si scrive legge di Stabilità, ma si pronuncia legge di fiducia». Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, presenta così la manovra di bilancio per il 2016 da 26,5 miliardi di euro, che potrebbero salire fino a 29,5, e finanziata in gran parte in deficit, tutta tesa al sostegno della crescita economica. Un altro «choc fiscale» per agevolare la ripresa dell’Italia ormai «col segno più», imperniato sulla cancellazione degli aumenti Iva e delle tasse sulla prima casa, e dal possibile anticipo al 2016 del taglio delle imposte sulle imprese.
«In Europa ci sono Paesi che parlano molto delle regole, ma poi non le rispettano, invece noi facciamo questa manovra nel rispetto delle regole» dice Renzi, che intanto lancia messaggi rassicuranti. Dal 2016, «per la prima volta dopo nove anni», anche il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo, il “tallone d’Achille” dei conti italiani, «ricomincerà a scendere». Il deficit resta lontano dal tetto del 3%. Con la manovra salirà dall’1,4 al 2,2% del prodotto interno lordo, e forse al 2,4% se la Ue consentirà una deroga sulla spesa per l’emergenza immigrazione. La manovra salirebbe a 30 miliardi, liberandone più di 3 per anticipare al 2016 la riduzione delle tasse sulle imprese, e «altre opere di edilizia scolastica» spiega il premier, prima di elencare i punti salienti della manovra.
Rigorosamente nei 146 caratteri del formato Twitter, Renzi ne snocciola i passaggi chiave. I «Super ammortamenti» per le imprese, che potranno scontare fiscalmente il 140% del valore dei macchinari acquistati, la lotta all’evasione, con «almeno» 3,4 miliardi di incassi dal rientro dei capitali, «segno che il governo su questo fronte fa sul serio», l’abolizione delle tasse sulla prima casa, il canone Rai nella bolletta elettrica e ridotto prima a 100 euro poi a 95, più soldi alla cooperazione internazionale, il limite dei contanti a 3 mila euro (condito da uno scambio di punzecchiature, nel corso della riunione di governo, tra i ministri Alfano, favorevole, Franceschini ed Orlando, contrari). Le tasse vanno giù «per la prima volta nella recente storia in modo sistematico, costante, e per molti, anche sorprendente», ha detto il premier.
Ci sono 400 milioni sul fondo sociale per il sostegno dei portatori di handicap, 600 sul fondo per la povertà, che sarà creato con una legge delega, altri 450 per il Sud «con il completamento della Salerno-Reggio Calabria», poi il sostegno alla cultura. «Cinquecento assunzioni» annuncia il premier, e «150 milioni quest’anno, 170 nel 2016 e 165 dal 2018» spiega il ministro Enrico Franceschini, sottolineando come le risorse per i musei e la cultura, dopo tanti anni, tornino a crescere. Per il rinnovo del contratto di lavoro nel pubblico impiego il bilancio stanzia 300 milioni, mentre la decontribuzione per le assunzioni a tempo pieno si ridurrà di importo e durata dal 2016 per azzerarsi nel 2018. Varato anche un nuovo regime dei minimi per le partite Iva, «il Jobs act degli autonomi».
A finanziare quasi metà dell’intera manovra sarà l’aumento del deficit pubblico. La spending review si dimezza: porterà 5 miliardi con i tagli sulle partecipate degli enti locali da 8 mila a mille, gli acquisti centralizzati Consip e i ministeri, cui si aggiungono quelli sulla Sanità (-2,3 miliardi). Entro fine anno un miliardo per il Giubileo, la Terra dei Fuochi, Bagnoli.

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