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Taglio dei contributi per rilanciare la produttività

Si prepara il taglio dei contributi per le aziende che riconoscono premi di produttività ai dipendenti. La misura è attesa nella “manovrina” agganciata al Def che dovrà cambiare parzialmente il quadro tracciato dalla legge di Bilancio 2017.
I premi di produttività potranno avere un unico tetto a 3mila euro, anche nell’ipotesi di «coinvolgimento paritetico dei dipendenti nell’organizzazione del lavoro» (rispetto ai 4mila previsti dalla legge di Bilancio), ma in questo caso sui primi 800 euro sarà riconosciuto un abbattimento del 20% dell’aliquota contributiva.
Solo in caso di partecipazione, dunque,si prospetta un doppio beneficio: per il lavoratore (con un reddito annuo fino a 80mila euro lordi ) la “cedolare secca” al 10% sull’intero premio, per il datore lo sconto dell’aliquota contributiva per invalidità, vecchiaia e superstiti (su massimo 800 euro).
La linea adottata sembra chiara: piuttosto che premiare le imprese che realizzano piani di partecipazione e riconoscono premi alti (fino a 4mila euro) si preferisce abbinare alla detassazione un incentivo economico sui premi di importo più ridotto.
Vediamo un esempio della nuova decontribuzione basato sulle bozze della “manovrina” circolate nei giorni scorsi. Un’azienda metalmeccanica con 60 dipendenti che coinvolge pariteticamente i lavoratori nell’organizzazione, su un premio di 3mila euro oggi versa 947 euro di contributi, il 32% del bonus. Con le nuove regole, sui salari di produttività riconosciuti in futuro, in base ad accordi siglati dopo l’entrata in vigore del decreto, ci sarebbe uno sconto di 160 euro sui contributi, abbassandone il peso sul premio al 26 per cento.
Dalle elaborazioni a lato emerge poi che la nuova decontribuzione sarebbe più vantaggiosa rispetto a quella del 2014, almeno in caso di premi di risultato non particolarmente elevati. In più, avrebbe il pregio di essere fissata in modo chiaro e non rinviata all’emanazione di ulteriori provvedimenti, come avveniva nel passato, dove non si conosceva a priori l’entità del bonus.
Secondo Confindustria la direzione è quella giusta, «per due motivi: si incentivano le aziende ad andare più convintamente su forme virtuose di retribuzioni legate al miglioramento dei risultati aziendali e si introduce un criterio di selettività condivisibile. L’effettivo coinvolgimento del lavoratore nell’organizzazione del lavoro, infatti, è il primo gradino della scala della partecipazione che conduce, in ultima istanza, a condividere il “rischio d’impresa».
La sfida sarà aumentare la quota dei contratti di secondo livello che prevedono un piano di partecipazione: appena 2.259 su 20.908 “patti” depositati finora per la detassazione dei premi di produttività (aggiornamento al 20 aprile).
«La misura – commentano da Confesercenti – dovrebbe spingere le Pmi, anche nel terziario e nel turismo, verso la contrattazione di secondo livello, promuovendo forme di partecipazione operativa e organizzativa dei lavoratori più vicine ai modelli che si stanno imponendo sull’onda della rivoluzione tecnologica e digitale». Per Mario Resca, presidente di Confimprese, «si tratta di una boccata d’ossigeno per le aziende, già gravate da un cuneo fiscale tra i più alti d’Europa».
Su posizioni più critiche è invece Confartigianato: «La norma – dice Riccardo Giovani, a capo delle relazioni sindacali – potrà avere una qualche applicazione solo nelle imprese di grandi dimensioni disposte a fare accordi sindacali su una materia estremamente delicata e di esclusiva pertinenza aziendale quale è l’organizzazione del lavoro, che è materia ben diversa dall’organizzazione dell’orario di lavoro. Avremmo invece necessità di una normativa di chiara e semplice interpretazione e utilizzazione, che introduca una misura di decontribuzione per tutti gli accordi di secondo livello che prevedono premi di risultato».

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