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Taglio contributi, 268mila contratti in tre mesi

Nel primo trimestre le richieste di beneficiare dell’esonero contributivo hanno riguardato 267.970 rapporti di lavoro, tra assunzioni e trasformazioni da tempo determinato a indeterminato, per un ammontare complessivo di 155 milioni di euro.Tra gennaio e marzo sono aumentate le assunzioni a tempo indeterminato, a scapito dei contratti a termine e dell’apprendistato (che sono diminuiti), portando ad un riequilibrio tra le diverse tipologie: i rapporti di lavoro stabili hanno raggiunto il 41,84% (dal 36,61% del primo trimestre 2014), con il picco del 48,2% di marzo.
I dati dell’osservatorio sul precariato dell’Inps, evidenziano come in corrispondenza dell’entrata in vigore del contratto a tutele crescenti (7 marzo), vi sia stata un’impennata di richieste da parte delle imprese: per accedere alla “dote” di 1,9 miliardi messa a disposizione dalla legge di Stabilità per le assunzioni o trasformazioni a tempo indeterminato effettuate nel 2015 che beneficiano di uno sconto contributivo fino a 8.060 euro (di durata triennale), le richieste a gennaio ammontavano a 600mila euro, a febbraio a 14,2 milioni, a marzo sono balzate a 140,2 milioni. I rapporti di lavoro instaurati con lo sgravio contributivo sono saliti gradualmente da 70.060 di gennaio a 82.593 di febbraio a 115.317 di marzo (il 57% del totale). Certo, bisognerà verificare nei prossimi mesi se queste richieste si saranno concretizzate o se si sia in presenza del fenomeno già visto per la cassa integrazione, dove la differenza tra le somme prenotate dalle imprese e quelle effettivamente utilizzate, ovvero il “tiraggio”, è pari quasi al 50%. In altre parole, complice la paura che le risorse possano finire, molte imprese potrebbero avere “prenotato” l’accesso agli incentivi. Quelli dell’Inps, infatti, sono dati “qualitativi” relativi ai flussi, sono provvisori e continuamente rivisti, ed hanno come campo d’osservazione gli archivi Uniemens dei lavoratori dipendenti (escluso il pubblico impiego gestione ex Inpdap, i lavoratori domestici e gli operai agricoli). E soprattutto arrivano a dieci giorni dalle rilevazioni “quantitative” effettuate dall’Istat – relative all’intero stock di occupati – che fotografava un mercato del lavoro a marzo in cui cresce il numero dei disoccupati e diminuiscono gli occupati.
Tornando ai dati Inps: nel primo trimestre le nuove assunzioni a tempo indeterminato sono state 470.785, il 24,1% in più delle 379.508 del 2014. Le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti a termine sono state 122.645 (+4,2%), quelle di apprendisti sono state 26.396 (+8,8%). Considerando anche le 416.675 cessazioni dei contratti a tempo indeterminato (+0,8% sul 2014), il saldo netto dei rapporti di lavoro stabili resta positivo per 203.151 unità (+88,3% rispetto al 2014). «I dati ufficiali Inps sul lavoro ci dicono che la strada da percorrere è ancora lunga, ma la macchina finalmente è ripartita», ha commentato il premier, Matteo Renzi, su Facebook.
Fin qui i dati sui rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Allargando lo sguardo al totale del lavoro subordinato, i nuovi rapporti di lavoro hanno superato quota 1,3 milioni, con un incremento di 49.972 unità (+3,9%) rispetto al 2014, le cessazioni sono diminuite di 135.684 unità attestandosi intorno al milione. Il saldo netto segna una variazione positiva, tra il primo trimestre 2014 e 2015, di 185.656 unità.
Ribatte alle accuse mosse dai sindacati, il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: «Fino a sei mesi fa la precarietà era un dramma sociale che andava combattuto. Adesso se trasformi 100mila contratti da precari a stabili non conta niente. Continuo a pensare che portare 100mila giovani ad avere un contratto stabile e a tempo indeterminato sia una gran bella cosa». Sul fronte sindacale, infatti, per Serena Sorrentino (Cgil)«non ci troviamo di fronte ad una vera svolta, ma a un grande regalo alle imprese e a meno diritti per i lavoratori». Mentre per Gigi Petteni (Cisl) «i dati Inps ci fanno dire che bisogna fare qualcosa di concreto anche nel 2016 stabilizzando gli incentivi e la decontribuzione affinché queste tipologie contrattuali continuino a crescere». Scettico il leader della Uil Carmelo Barbagallo: «Nelle oscillazioni continue di cifre è il giorno dell’ottimismo. Se i dati fossero confermati dall’Istat, anche noi saremmo contenti, ma questo percorso è stato costruito con una riduzione delle tutele». Invita alla prudenza Carlo Dell’Aringa (Pd), economista del lavoro alla Cattolica di Milano: «Quelli dell’Inps sono sono dati che mostrano l’interesse delle imprese per gli incentivi ad assumere, ma riguardano l’universo del lavoro dipendente, stiamo assistendo alla trasformazione di contratti precari in contratti stabili, mentre il dato quantitativo dell’Istat relativo all’intero stock occupazionale evidenza ancora una situazione di difficoltà». Per Maurizio Sacconi (Ap) «l’incentivo finanziario e regolatorio ha migliorato la qualità del lavoro» ma «non ancora la quantità dell’occupazione», il che «ci deve sollecitare a completare con più coraggio la riforma del lavoro e a combinarla con più efficaci politiche della crescita sostenendo consumi e investimenti».

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