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Taglio al cuneo progressivo, sforbiciata alle detrazioni Irpef 19% Stretta statali, sanità salva

Sforbiciata sulle agevolazioni fiscali. Se nel 2014 non si procederà alla razionalizzazione delle detrazioni Irpef al 19% (spese mediche, per scuola e università, interessi mutui prima casa) per recuperare 500 milioni, la percentuale degli sconti scenderà per l’anno d’imposta 2013 al 18% e ancora di un punto al 17% per l’anno successivo. È una delle ultime misure fiscali entrate nel testo della legge di stabilità varata ieri dal Consiglio dei ministri, al termine di una riunione durata cinque ore. Punto fermo della ex Finanziaria da 11,6 miliardi nel 2014, la riduzione progressiva nell’arco di tre anni del carico fiscale sui lavoratori per 5 miliardi e sulle imprese per 5,6 miliardi. A cominciare da un alleggerimento del cuneo per 2,7 miliardi complessivi nel 2014, di cui in origine solo 900 milioni destinati alle attività produttive (sui 2,5 previsti in prima battuta), poi saliti a quota 1,2 miliardi, anche per effetto del pressing delle imprese, nel corso del Consiglio dei ministri.
Nel testo anche la proroga per il prossimo anno dell’ecobonus e delle agevolazioni per le ristrutturazioni edilizie, il decollo della service tax denominata Trise, composta da Tari e Tarip sui rifiuti e Tasi sui servizi indivisibili che partirà dall’aliquota dell’1 per mille. E ancora: l’aumento al 2 per mille della mini-patrimoniale targata Monti sui depositi titoli e l’introduzione dell’imposta di bollo da 16 euro sui documenti on line; un piano di tagli alla spesa per 3,5 miliardi nel 2014, con un giro di vite sul pubblico impiego ma senza strette sulla sanità.
Un testo aperto, come ha detto Enrico Letta, che non prevede l’aumento della tassazione sulle rendite finanziare dal 20 al 22% ed esclude qualsiasi intervento sul terreno sanitario. Ma di cui fanno parte anche una revisione degli incentivi alle imprese sulla falsariga del piano Giavazzi per 600 milioni nel triennio, interventi di revisione del trattamento delle perdite di banche, assicurazioni e altri intermediari per 2,2 miliardi e dal 2015 la revisione delle tax expenditures per 20 miliardi in tre anni. E la vendita di immobili pubblici per 500 milioni nel 2014 (1,5 miliardi nel triennio), in attesa del piano di dismissioni anche di quote statali di società che sarà presentato a fine anno e che si ricollegherà alla “stabilità”. Un piano che ha l’obiettivo soprattutto di ridurre il debito pubblico.
Con la legge di stabilità (da 27,3 miliardi nel triennio) dovrà anche amalgamarsi l’intervento sul rientro dei capitali illegalmente trasferiti all’estero su cui il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, punta molto. Un intervento che vedrà la luce con un’apposita legge prima della fine dell’anno e che prende spunto dai lavoro della commissione Greco sull’antiriciclaggio.
“Collegata” alla ex Finanziaria sarà anche la revisione della contabilizzazione delle quote della Banca d’Italia che, secondo il ministro dell’Economia, «potrà portare un significativo apporto tra la fine di quest’anno e l’inizio dell’ano prossimo». Le risorse derivanti dall’operazione sul rientro dei capitali e da quella sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia non sono ancora quantificate, ma almeno in parte, concorreranno alla riduzione della pressione fiscale che dall’attuale 44,3% dovrà scendere nel 2016 al 43,3 per cento.
Un altro intervento strategico è la spending review che dovrà essere definita dal nuovo commissario straordinario Carlo Cottarelli. Anche in questo caso il piano sarà pronto entro il 2014 e dovrà garantire come minimo risparmi per 600 milioni nel 2015 e per 1,6 miliardi nel 2016. Complessivamente l’Esecutivo conta di tagliare nel triennio le uscite di 16,1 miliardi riducendo l’incidenza della spesa corrente sul Pil dall’attuale 43,2% al 42,5%.
In attesa di raccordare operativamente questi interventi con l’impianto della legge di stabilità, anche il Parlamento avrà un ruolo decisivo nel rivisitare il testo approvato ieri. Alcuni punti, come ha affermato lo stesso Letta, dovranno essere dettagliati a partire dalla calibratura dell’aumento degli sconti Irpef sul lavoro per le fasce medio-basse. Per il taglio delle tax expenditures, dal quale sono attesi 500 milioni, dovrà essere attivato il meccanismo di raccordo con la delega fiscale.
Il testo che approda in Parlamento sul versante lavoro prevede un incentivo per il passaggio dai contratti a tempo determinato a quelli indeterminato. Per le imprese scattano il rafforzamento dell’Ace (Aiuto alla crescita economica), il rifinanziamento per 1,6 miliardi del Fondo di garanzia per le Pmi e la rivalutazione dei beni d’azienda. Alla proroga del’ecobonus e degli sconti per le ristrutturazioni viene destinato un miliardo. Sul versante dei tagli, confermato in il mini-pacchetto previdenziale con la sterilizzazione delle pensioni sopra i 3mila euro e il giro di vite sulle indennità di accompagnamento. Dello schema di “stabilità” fa parte anche un contributo sulle pensioni oltre i 100mila euro da redistribuire all’interno del sistema previdenziale. Ai Comuni vanno 2,5 miliardi, all’Università 230 milioni.

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