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Taglio ai compensi in appello

Compenso variabile dei giudici tributari parametrato al numero dei ricorsi in ingresso definiti. Con buona pace dei magistrati d’appello che, nonostante un contenzioso durato quasi cinque anni, percepiranno meno dei colleghi di primo grado se la Ctp riunisce le cause in un solo fascicolo (perché uno solo sarebbe l’appello in entrata in Ctr, anche se relativo a più atti impugnati). È quanto prevede il decreto del ministero dell’economia del 5 febbraio 2016, anticipato da ItaliaOggi del 18 febbraio e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 101 di ieri.

La vicenda nasce nel 2009, dopo che la Direzione giustizia tributaria del Mef aveva fornito con propria circolare un’interpretazione innovativa rispetto al passato: nello specifico, il Df ha stabilito che laddove la Ctr definisca con una sentenza l’unico ricorso prodotto in appello, il compenso aggiuntivo da riconoscere ai giudici è «parametrato» a detto unico ricorso, a prescindere dalla quantità dei ricorsi eventualmente accorpati e decisi dalla Ctp con la sentenza appellata.

Un orientamento non condiviso da circa 80 giudici della Ctr Lombardia, i quali si sono rivolti al Tar Lazio, che con la sentenza n. 2586/2012 ha dato loro ragione. I magistrati amministrativi hanno censurato la circolare del Mef per un vizio di incompetenza, affermando la necessità di un decreto ministeriale (e non di una determina dirigenziale) per la fissazione dei compensi variabili previsti dall’articolo 13, comma 2 del dlgs n. 545/1992.

Una posizione confermata, seppur dopo un rimpallo con la Cassazione per motivi di giurisdizione, pure dal Consiglio di stato nella sentenza n. 6086/2014. A distanza di quasi sette anni, però, nel febbraio scorso il Mef ha riproposto i criteri del 2009, stavolta avvalendosi dello strumento giuridico richiesto dai giudici amministrativi (dm invece che provvedimento amministrativo). Decisione assunta nonostante il parere contrario che il Cpgt, organo di autogoverno della magistratura tributaria, aveva espresso sulla bozza di decreto.

Rispetto alla prima versione, tuttavia, è venuta meno la valenza retroattiva della norma sui compensi variabili anche alle liquidazioni pregresse, che avrà invece effetto solo pro-futuro. Si ricorda che per ogni ricorso definito la quota accessoria è di 100 euro lordi, che si suddividono in 26 euro a testa per i tre giudici del collegio (aumentati di 11,50 euro per il relatore), ai quali aggiungere 2,50 spettanti al vicepresidente di sezione, 3,50 euro al presidente di sezione e 4,50 euro al presidente di commissione.

Valerio Stroppa

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