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Taglio agli sgravi sui premi produttività

ROMA — Cattive notizie per le buste paga di operai e impiegati del settore privato: per molti di loro quest’anno la tassazione sui premi e sugli straordinari sarà più pesante dell’anno scorso. Mentre la riforma del lavoro ieri al Senato incassava i primi due voti di fiducia sui quattro previsti, il viceministro dell’Economia, Vittorio Grilli, annunciava la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’atteso decreto che stabilisce i termini della detassazione del salario di produttività, cioè di quella parte dello stipendio che non è fissa.
Ebbene, il governo, come anticipato dal Corriere a marzo, ha ridimensionato i benefici rispetto all’anno scorso: l’aliquota fiscale ridotta del 10% (rispetto a quella ordinaria del 38%) nel 2012 sarà applicata su somme non superiori a 2.500 euro, anziché 6 mila, e riguarderà i dipendenti che lo scorso anno hanno prodotto un reddito non superiore a 30 mila euro anziché 40 mila, come nel 2011.
I lavoratori che in questo modo perderanno completamente l’agevolazione per effetto della diminuzione del limite di reddito, secondo il consulente del Lavoro, Enzo De Fusco, saranno circa 2 milioni e per ciascuno si profila una maggiore trattenuta rispetto allo scorso anno di circa 1.200 euro l’anno. Per fare un esempio: un operaio con 35 mila euro di reddito annuo, e 6 mila di straordinari, con i vecchi parametri avrebbe pagato un’imposta di 600 euro, comprese le addizionali Irpef comunali e regionali, ora ne pagherà quasi 1.770.
Il provvedimento era atteso da gennaio, i soldi erano stati stanziati (835 milioni) ma, in mancanza del decreto, le imprese finora avevano dovuto ricominciare a tassare premi e straordinari con l’aliquota ordinaria. Ma l’anno prossimo potrebbe andare peggio, visto che nel bilancio per il 2013 ci sono appena 263 milioni.
«E’ incredibile che il governo non punti sull’unico strumento a disposizione per aumentare la produttività — dichiara il leader della Cisl, Raffaele Bonanni — ed è incredibile che la decisione sia stata presa in modo arrogante senza sentire imprese e sindacati».
Intanto ieri la riforma del lavoro ha ricevuto i primi due voti di fiducia. Il primo, sugli articoli 1-21 (flessibilità in entrata e articolo 18) ha totalizzato 247 voti a favore, 33 contrari e un astenuto. Il secondo voto, relativo agli articoli 22-40 (ammortizzatori sociali) ha ottenuto 246 voti favorevoli, 34 contrari e nessuna astensione. Le prossime due «chiame» sono fissate per la prima mattina, mentre il voto finale è previsto intorno alle 13. L’ex ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, e l’ex presidente del Senato, Marcello Pera, hanno annunciato che, diversamente dal proprio gruppo, non parteciperanno ai voti di fiducia.
Ieri il governo ha presentato alcune correzioni «tecniche» al testo. Tra le tre modifiche c’è quella relativa alla perdita dell’indennità di disoccupazione per il lavoratore che non accetti un nuovo impiego. Con la modifica, il nuovo salario offerto dovrà essere non più «non inferiore» del 20% all’indennità ma «superiore almeno» del 20%. Rinviata al 12 giugno la manifestazione sul lavoro di Cgil, Cisl e Uil prevista per sabato prossimo, a causa del terremoto.

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