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Tagliatemi tutto ma non lo studio

L’andamento congiunturale negativo pesa sulle strategie degli studi legali, che puntano sul cost saving non solo sul personale, ma anche sulla locazione dell’ufficio. Raramente, infatti, gli edifici che ospitano i grandi studi – di solito immobili di prestigio, ubicati al centro delle grandi città – sono di proprietà.

Questa scelta limiterebbe l’accesso alla partnership, che è solitamente a scadenza (con possibilità di rinnovo).

Uno studio di Cbre, multinazionale che si occupa di consulenza nel real estate, fa luce sulle strategie dei legali in questo campo.

A livello europeo, sottolineano gli esperti, il lieve miglioramento a livello macroeconomico sta favorendo già da diversi mesi la ricerca di nuovi spazi da parte degli studi legali, trend che si è tradotto in alcuni paesi in un aumento delle richieste di ri-localizzazione.

Le cose non vanno allo stesso modo in Italia. A Milano (oggetto dell’indagine, ma anche a Roma le cose non vanno diversamente) l’attività degli studi legali è rimasta debole negli ultimi due anni, con l’assorbimento inferiore al 2% del totale.

Oggi l’attenzione è focalizzata sul taglio dei costi, soprattutto quelli immobiliari, che rappresentano la seconda voce di spesa in bilancio (pari a circa il 10% del fatturato) dopo il costo del lavoro.

Questo sta spingendo a rinegoziare i contratti esistenti a condizioni più vantaggiose per l’utilizzatore.

Nell’ultimo anno e mezzo, spiegano gli autori della ricerca, almeno sei importanti studi legali (ma i nomi restano top secret e anche gli studi, interrogati sul tema, preferiscono non intervenire) hanno rinegoziato il contratto in essere per almeno 20mila metri quadri di superficie.

La possibilità di spostare gli uffici in una nuova sede è un’opzione ancora poco considerata dagli studi legali presenti a Milano, come dimostrato da un’unica operazione registrata nel 2013, vale a dire lo spostamento di Ashurst, dalla sede storica di Via Sant’Orsola a quella appena ristrutturata in Piazza San Fedele 2, di proprietà di Beni Stabili (l’edificio vecchio e il nuovo si trovano a poca distanza, in pieno centro).

Gli studi legali nel capoluogo rappresentano da sempre, il settore più incline a pagare canoni superiori alla media pur di assicurarsi spazi «prime», che possano rappresentare al meglio la loro immagine.

Per questo, negli anni passati hanno scelto prevalentemente l’area di mercato denominata «Central Business District» a cui corrisponde il canone maggiore pagato per spazi uffici.

Piuttosto che spostarsi in location fuori dal centro per ridurre il costo legato all’occupazione degli spazi, si preferisce rinegoziare i contratti esistenti negli ultimi anni.

In alcuni mercati europei invece, sta prendendo piede una nuova tendenza. A Londra, infatti, Clifford Chance ha recentemente preso in locazione uffici moderni a Canary Wharf, mentre Norton Rose ha scelto Southbank, spostandosi dalla City. In tutti i casi si tratta di uffici non solo meno costosi, ma anche più funzionali, con un uso più efficiente dello spazio garantito dagli open space che consentono una maggiore collaborazione tra colleghi e una serie di sale riunioni dedicate agli incontri con la clientela.

In Italia, invece, continua a essere preferito il layout a stanze. Raimondo Cogotti, head of global corprate service di Cbre Italia, sottolinea che nonostante l’informatizzazione diffusa negli studi legali (con la conseguente «dematerializzazione» delle postazioni di lavoro fisse), «l’approccio prevalente al tema degli immobili resta comunque conservativo». Questo fa dire all’esperto che «gli studi legali non sembrano ancora pronti a seguire l’esempio di altri settori – tra i quali comunicazione, consulenza e tecnologia – che hanno fatto scelte pionieristiche optando per workplace innovativi e sempre più nomadi, riducendo lo spazio a persona e allontanandosi al contempo dalle location prime».

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