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Tagli forzosi, le Casse non pagano

La scadenza per versare alla Tesoreria dello Stato quanto risparmiato nel 2012 si avvicina, ma la maggior parte delle casse di previdenza riunite nell’Adepp sembra orientata a non rispettare il termine.
L’articolo 8 della spending review (legge 135/2012) prevede che le Casse, al pari di tutti i soggetti inclusi nell’elenco Istat delle amministrazioni inserite nel conto economico consolidato dello Stato, debbano ridurre i consumi intermedi del 5% nel 2012 e del 10% dall’anno prossimo. I risparmi derivanti da tale operazioni nel 2012 entro il 30 settembre devono essere versati alla Tesoreria. Un obbligo contestato dalle Casse di previdenza in quanto soggetti di natura privata, che nei giorni scorsi (si veda Il Sole 24 Ore di mercoledì 26 settembre) nel corso di un’assemblea dell’Adepp hanno deciso di impugnare la circolare della Ragioneria dello Stato inviata il 21 settembre con cui si chiede conto di come le Casse stanno adempiendo a quanto previsto dalla legge.
Inoltre, secondo alcune indiscrezioni, 16 dei venti soggetti riuniti dell’Adepp sarebbero intenzionati a non versare quanto richiesto, mentre altri quattro lo farebbero “con riserva”. A livello ufficiale, invece, nulla trapela e probabilmente i vertici si prenderanno tutto il tempo a disposizione per annunciare le decisioni, anche perché non è escluso che arrivi a una proroga del termine, tanto più che la Ragioneria dello Stato sta preparando una nuova circolare da cui ci si attendono, tra l’altro, chiarimenti su cosa deve essere inserito nei consumi intermedi e come comportarsi a fronte di contratti pluriennali in essere con i fornitori.
Del resto, per come è formulata la legge, non pagare non comporta al momento alcuna sanzione, perché la norma non indica alcunché al riguardo. Questo è uno degli aspetti emerso ieri nel corso di un incontro che si è svolto tra i rappresentanti di alcune casse di previdenza e gli avvocati dello studio Gianni-Origoni-Grippo-Cappelli partners con tema proprio la spending review. La legge, hanno evidenziato i legali, introduce un obbligo, ma poiché non indica quale normativa si applica al tributo, non è nemmeno chiaro se si possa intendere come tale: ad oggi non è specificato quale soggetto esegue l’accertamento e con quali modalità, nonché sia l’interlocutore delle casse. Di conseguenza diventa difficile anche tentare di opporsi all’obbligo e sollevare la questione. Le vie percorribili sostanzialmente sono due: ritenendo che il versamento alla Tesoreria sia assimilabile a un’imposta, si paga e poi si chiede il rimborso, anche se oggi non si sa bene a chi. A fronte di una mancata risposta ci si può rivolgere alla commissione tributaria. Oppure non si paga e si attende una richiesta ufficiale da parte dell’amministrazione statale. A quel punto si chiarirebbe la natura dell’atto e ci sarebbe un atto preciso da impugnare. Secondo i legali, invece, rischia di rivelarsi poco efficace l’impugnazione della circolare inviata dalla Ragioneria perché non contiene delle disposizioni precise, è troppo generica. E anche la decisione del Consiglio di Stato, attesa per il 30 ottobre, potrebbe non essere risolutiva.

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