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Tagli di spesa per 32 miliardi in 3 anni

Taglio alla spesa da 32 miliardi tra il 2014 e il 2016: è l’obiettivo massimo fissato dal Comitato interministeriale sulla spending review, presieduto dal premier Enrico Letta, che ha esaminato il programma del commissario straordinario Carlo Cottarelli. Prima tappa un blocco di interventi nella primavera 2014, ma è già allo studio un intervento in tempi rapidi da 1,5 miliardi. Tra i fronti individuati spiccano mobilità nel pubblico impiego, costi standard per tutti, revisione dell’assistenza sanitaria. Sulle dismissioni, in prima fila Sace e Stm. E Letta stringe i tempi sulle privatizzazioni: il piano entro questa settimana.

Due punti di Pil in tre anni. In “soldoni” 32 miliardi tra il 2014 e il 2016, circa il triplo di quanto fin qui indicato dalla legge di stabilità all’esame del Senato. È l’obiettivo massimo di riduzione di spesa fissato dal Comitato interministeriale sulla spending review, presieduto dal premier Enrico Letta, che, alla presenza tra gli altri del ministro Fabrizio Saccomanni, ha esaminato il programma messo a punto dal commissario straordinario Carlo Cottarelli per poi inviarlo in Parlamento. Un dossier che punta a rendere permanente la revisione della spesa su tutta la pubblica amministrazione. Con interventi a vasto raggio: dal personale pubblico affrontando i nodi della mobilità e del turn over, agli acquisti di beni e servizi e ai costi standard, fino alla dimensione delle scuole, alla sanità e alle società partecipate incluso la Rai, Invitalia e il Poligrafico dello Stato. E facendo leva anche su un sistema incentivi finanziari per gli enti e le strutture più collaborative nell’individuare i tagli selettivi.
La prima tappa di questo programma è il varo di un blocco di interventi all’inizio della primavera 2014. Che potrebbe però essere anticipato – come si afferma nello stesso dossier Cottarelli – da alcune misure, anche prima della fine dell’anno. Non a caso si starebbe valutando un intervento da circa 1,5 miliardi da varare in tempi rapidi, magari nell’ambito della legge di stabilità.
A confermare obiettivi triennali di risparmio e la road map per la revisione della spesa è lo stesso ministro Saccomanni: «Il Comitato interministeriale condivide l’idea che questo processo debba avere un obiettivo ambizioso, circa due punti di Pil nell’arco del triennio». Le risorse recuperate dovrebbero andare in prima battuta alla riduzione delle pressione fiscale e poi agli investimenti e all’abbattimento del debutto.
Cottarelli assicura che la prima tranche del piano operativo con le misure da proporre al governo sarà pronto tra la fine di dicembre 2013 e febbraio 2014, quando sarà completata la fase di ricognizione tecnica. E aggiunge che, al netto dei possibili anticipi di quale intervento, le misure legislative potranno essere definite nella prossima primavera con conseguente quantificazione dei risparmi di spesa per il 2014. Il dossier Cottarelli per il momento parte dagli obiettivi “minimi” di risparmio fissati dalla “stabilità”: 3,6 miliardi nel 2015, 8,3 miliardi nel 2016 e 11,3 miliardi dal 2017. Ma nel documento si afferma anche che «in sede politica dovrà essere valutata l’opportunità di andare oltre questi obiettivi minimi, individuando risparmi addizionali già nel 2014 e con più apprezzabili risparmi complessivi per il periodo 2014-16 rispetto al quadro a politiche invariate della Legge di Stabilità».
Quanto alla strategia da adottare, nel dossier si individuano «nell’efficientamento» e nella «riconsiderazione del perimetro della spesa pubblica» le coordinate su cui sviluppare il nuovo processo permanete di revisione della spesa. Anche attraverso un confronto con le parti sociali. Il gruppo di lavoro di Cottarelli, composto da un decina di funzionari interni alla Pa, si avvarrà del supporto della Ragioneria generale dello Stato e di oltre altri 20 gruppi di lavoro per aree tematiche. Otto dei quali «orizzontali» con la presenza di dirigenti pubblici ma anche (a titolo gratuito) di esperti provenienti dal mondo accademico. Che serviranno a setacciare altrettante aree di spesa. Anzitutto gli acquisti di beni e servizi, anche con l’obiettivo di rafforzare il ruolo della Consip. la gestione degli immobili per ridurre la spese di locazione e di manutenzione, e l’organizzazione amministrativa. In questo caso si profilano la sopressione di molti enti e l’accorpamento di diverse strutture.
Nel mirino anche il pubblico impiego, la sanità (dai piani terapeutici agli acquisti dei farmaci), i costi della politica (per Regioni, Province, Comuni e i finanziamenti ai partiti) le procedure per gli appalti pubblici e gli enti locali per i quali dovrà diventare pienamente operativo il sistema dei costi e dei fabbisogni standard ad estendere anche alle altre amministrazioni. Ma la lente sarà rivolta anche alla scuola, a partire dalle dimensioni degli edifici e dal numero degli insegnanti di sostegno, alle carceri, le fiere, i parchi, gli archivi di Stato e gli enti lirici. Non esclusa un’analisi anche sulle pensioni, a cominciare dalle reversibilità. Si punterà a un coordinamento della Polizia con Carabinieri, Guardia di finanza e Forestali soprattutto per ridurre il numero degli immobili utilizzati e a interventi per razionalizzare le spese per la Difesa: dalle cure termali al coordinamento con altre forze per alleggerire gli organici.

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