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Tagli di spesa per 11 miliardi o più tasse

Circa 4,4 miliardi per disinnescare le clausole di salvaguardia “fiscali” ed evitare e la “tagliola” dei tagli lineari della legge di stabilità targata Letta-Saccomanni. E non meno di 6,6 miliardi per assicurare la copertura degli oltre 10 miliardi necessari per rendere strutturale il bonus da 80 euro nell’attuale versione (più di 3 miliardi sono stati “attivati” dal decreto Irpef). Almeno sulla carta risultano già ipotecati 11 miliardi dei quasi 14 che Carlo Cottarelli è chiamato a scovare per il 2015 con la spending review. Una dote che dovrà andare ad aggiungersi agli oltre 3 miliardi garantiti in via strutturale dai tagli del decreto Irpef in modo da far fermare l’asticella della revisione della spesa a quota 17 miliardi così come fissata dall’ultimo Def. Se il Governo decidesse di rispettare in toto le clausole e i vincoli ereditati dal precedente esecutivo, rimarrebbero quindi disponibili non più di 3 miliardi. Ma solo in teoria, visto che anche in questo caso si profila una doppia potenziale ipoteca: le risorse obbligate per le spese indifferibili e l’eventuale correzione dei conti pubblici.
Una correzione che al momento il Governo smentisce. E in ogni caso Palazzo Chigi fa sapere che l’ipotesi di un anticipo ad agosto del varo della “stabilità” è destituita di fondamento. La fase istruttoria che precede il lavoro di definizione della ex Finanziaria è comunque cominciato da alcune settimane. Matteo Renzi ha già incontrato più volte il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e il commissario alla spending Cottarelli.
Una delle spine nel fianco del Governo è quelle delle clausole di salvaguardia collegate all’ultima legge di stabilità. A partire da quella che prevede una aumento della tassazione (sotto forma di ritocchi ad accise, aliquote e minori detrazioni fiscali) di 3 miliardi nel 2015 e 7 miliardi nel 2016 nel caso in cui non vengano realizzati corrispondenti risparmi con la “spending”. Per il prossimo anno la “stabilità” del Governo Letta fissa anche un obiettivo minimo di spending di 600 milioni per evitare i tagli lineari (circa 1,3 miliardi nel 2016). C’è poi la partita delle tax expenditures. Il mancato taglio delle detrazioni fiscali deciso a inizio 2014 dovrebbe essere coperto con minori spese per quasi 800 milioni il prossimo anno e circa 500 milioni nel 2016. Potrebbe quindi essere necessario il soccorso della spending nel caso in cui non si decidesse di intervenire nell’ambito del processo di attuazione della delega fiscale.
La prossima legge di stabilità dovrà anche rendere strutturale il bonus da 80 euro e fare i conti con le cosiddette spese indifferibili (dal rifinanziamento delle missioni internazionali di pace alla Cig), che nell’attuale configurazione valgono circa 6 miliardi. E, soprattutto, con l’eventuale correzione dei conti nel caso in cui anche nei prossimi mesi arrivasse la conferma di un andamento del Pil al di sotto delle stime del Governo. Il serbatoio spending corre insomma il serio rischio di restare subito a secco. Non a caso secondo le stime della Banca d’Italia per garantire gli obiettivi di riduzione del deficit e la stabilizzazione del bonus Irpef occorrerebbero almeno 14,3 miliardi (al netto degli ulteriori interventi per le spese indifferibili), ovvero tutta la nuova dote attesa da Cottarelli. Il tutto senza considerare la promessa del Governo Renzi di estendere la platea dei beneficiari del bonus Irpef a nuclei monoreddito con più figli pensionati ed incapienti. E con i punti interrogativi che accompagnano la definizione della cosiddetta “fase 2” della spending.
Cottarelli già alla fine di questo mese è intenzionato a consegnare a Renzi le sue proposte di taglio su alcuni capitoli, a cominciare dalla potatura della giungla delle partecipate. Subito dopo la pausa estiva dovrebbero essere affinate le altre ipotesi di intervento: dal comparto sicurezza agli incentivi alle imprese. Ma non è scontato che dal Governo arrivi l’ok a tutti i tagli. Già in occasione della definizione del primo piano di spending da palazzo Chigi era arrivato un secco no alle proposte di Cottarelli di nuovi taglio sulla previdenza.

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