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Tagli alla spesa e niente tasse per i big d’Europa

Una nuova sborbiciata alla spesa pubblica senza ritocchi alle tasse per famiglie e Pmi. Che sia la virtuosa Germania, l’ex prima della classe Olanda, la Francia che arranca o la “periferica” Spagna, è questo il filo rosso che lega le bozze di bilancio per il 2014 dei Paesi europei. Mentre il governo italiano è al lavoro sulla Legge di Stabilità gli altri big hanno già fatto i compiti a casa in vista della scadenza del 15 ottobre. Tra otto giorni, infatti, va in scena la prima prova sul campo del “Two Pack,” il pacchetto di due regolamenti che affidano alla Commissione Ue un ruolo di sorveglianza più stretta sui piani di politica economica dei governi.
Per Parigi, Madrid e l’Aja, sotto procedura per deficit eccessivo, lo sforzo è doppio perché dovranno convincere Bruxelles sulla credibilità del loro aggiustamento di bilancio. Per farlo sono disposti a compiere il sacrificio più alto: i tagli saranno indirizzati non solo verso il moloch della spesa della Pa e della macchina burocratica, ma colpiranno inevitabilmente anche il welfare. Così la Francia, costretta a fare i conti con un disavanzo previsto al 3,6% e un debito oltre il 95% del Pil, rompe un tabù: sui 15 miliardi di risparmi previsti ben 9 saranno raggranellati con pesanti limature alle spese per assicurazione malattia, oltre alla razionalizzazione della politica familiare e degli assegni alla disoccupazione.
In Spagna i margini sono ancora più stretti. Il prossimo anno il deficit dovrebbe scendere a quota 5,8%, ma ancora ben oltre il livello di guardia del 3% previsto dal patto di Stabilità Ue. Il nuovo grattacapo per Madrid è il debito record, a un soffio dal 100% del Pil. Il Paese è pronto a stringere ancora la cinghia della spesa pubblica, che scenderà del 4,7% con il congelamento dei salari dei dipendenti per il terzo anno consecutivo, tagli alle disponibilità dei ministeri e ai trasferimenti alle amministrazioni locali. Il vento dell’austerity soffierà anche sulle risorse destinate alla casa Reale. Il prezzo da pagare sarà però ancora alto per i cittadini, con un calo della spesa sociale rispetto al Pil dell’1,1 per cento. L’Olanda, schiacciata dal debito privato e dalla bolla immobiliare, ha innescato una vera e propria crociata anti-deficit, che ha scoperto solo di recente. La forbice prenderà di mira la macchina burocratica, la sanità e per la prima volta anche la spesa sociale, con una riduzione delle pensioni minime. Un mix di azioni per risparmiare 6 miliardi e correggere gli squilibri. La febbre da tagli non risparmia nemmeno le virtuosa Germania che non ha nessuna intenzione di adagiarsi sugli allori: nel Finanzplan 2014-2017 approvato a giugno che dovrà ancora passare al vaglio della Grosse Koalition, il rigore è ancora la strada maestra. Berlino punta a imprimere una frenata alla spesa pubblica, ma a differenza degli altri aumenterà la dote per il welfare nel 2014, con un miliardo in più destinato alle famiglie e alle pensioni rispetto all’anno precedente. Tutti e quattro i Paesi, per ora, promettono di restare a bocce ferme sul fronte delle tasse. Con l’unica ecccezione di Parigi, che risparmia cittadini e Pmi, ma prende di mira le grandi aziende con il restyling di un’imposta a loro carico.
«La ricetta prescelta – spiega Fabio Fois, Southern European economist di Barclays – va nella giusta direzione: la riduzione della spesa pubblica potrebbe avere effetti recessivi di breve periodo maggiori rispetto a un aumento delle tasse, ma non dovrebbe produrre grandi effetti di trascinamento sull’economia. Tra i Paesi in difficoltà il budget più ambizioso è quello francese, mentre l’Olanda avrà probabilmente maggiori difficoltà ad attuare i piani annunciati». Secondo Anna Maria Grimaldi, economista di Intesa Sanpaolo, «le misure, in particolare quelle spagnole, sono piuttosto deludenti e il Paese è ancora lontano dalla sostenibilità dei conti pubblici».
La parola spetterà ora a Bruxelles che formulerà un doppio giudizio su ciasun Paese: una prima verifica sui conti pubblici è prevista il 5 novembre con la pubblicazione delle previsioni economiche d’autunno. La pagella vera e propria sulla scelte di politica economica arriverà invece a metà novembre. In quell’occasione la Commissione Ue potrà imporre correzioni di rotta prima del varo definitivo nei Parlamenti nazionali. Il 22 novembre saranno invece i ministri dell’Eurogruppo convocati in una riunione straordinaria a tirare le somme.

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