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Tagli alla spesa, arriva il commissario

Il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato ribadisce la «volontà assoluta» del governo di non aumentare l’Iva e di abbattere l’Imu sulla prima casa, ma l’accordo nella maggioranza sulle coperture, servirebbero almeno 2-3 miliardi di euro per una soluzione parziale, è ancora molto lontano. Al Pdl già non piace il meccanismo individuato dal Tesoro per coprire il rinvio dell’aumento Iva di tre mesi, con l’aumento degli acconti Irpef, non è disposto a ragionare su altri eventuali aumenti di imposte, ed appare piuttosto perplesso sui tagli di spesa. Per i quali si profila la nomina di un nuovo commissario alla spending review.

Il Tesoro cerca una figura di spicco, anche con esperienze nelle istituzioni finanziarie internazionali. Nomi ne circolano tanti, e tra i più gettonati ci sono quelli di Carlo Padoan, capoeconomista dell’Ocse, e di Lucrezia Reichlin, in passato alla Bce. A via XX settembre assicurano che la decisione non è stata ancora presa, ma che potrebbe arrivare molto presto. Forse già mercoledì in Consiglio dei ministri.

Nel frattempo il centrodestra chiede all’esecutivo guidato da Enrico Letta un piano di rottura per rilanciare l’economia. Una strategia d’assalto, dunque, contrapposta alla prudenza che fin qui ha contraddistinto l’azione del ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, ma anche l’impostazione del Partito democratico.

«È arrivato il momento delle scelte decisive: o i piccoli passi, come vorrebbero Letta e Saccomanni, o la manovra choc che suggeriamo noi», scriveva ieri mattina in un editoriale su «Il Giornale», il capogruppo del Pdl alla Camera, Renato Brunetta, proponendo di mettere 70 miliardi in più per il rimborso dei debiti dello Stato alle imprese tra quest’anno e il prossimo e di passare immediatamente all’aggressione del debito pubblico, da ridurre di 400 miliardi in cinque anni. Il tutto, naturalmente, cancellando l’aumento dell’Iva e abolendo l’Imu sulla prima casa per tutti.

Con queste premesse pare difficile che la riunione di giovedì della cabina di regia sull’economia, nella quale il governo si confronterà con la sua maggioranza parlamentare, possa sfociare in un’intesa. Al ministero dell’Economia si attendono un incontro interlocutorio. I tecnici di Saccomanni stanno già preparando dati e tabelle per illustrare le varie opzioni sul tavolo e gli ultimi dati relativi all’andamento della finanza pubblica. Che non sono certo entusiasmanti. Ieri il ministero dell’Economia ha diffuso i dati sul gettito erariale dei primi cinque mesi dell’anno, che denota una flessione dello 0,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. La flessione è dovuta essenzialmente al calo delle entrate contributive conseguente all’incremento dei piani di rateizzazione dei contributi arretrati. Le entrate tributarie crescono di un modesto 0,1% rispetto all’anno scorso, ma soprattutto a causa del gettito Irpef che segna un progresso dell’1,4%. Mentre il gettito dell’Iva continua la sua picchiata. Nei primi cinque mesi di quest’anno è sceso del 6,8% rispetto all’anno scorso, come risultato di un calo del 3,6% sugli scambi interni e di un crollo del gettito dovuto agli scambi con l’estero, e in particolare quelli con i Paesi extra europei (-22,4%). Dati che, insieme a quelli dei tributi sulle compravendite immobiliari, scesi in media del 10%, confermano la debolezza dell’economia italiana e prefigurano un aggancio della ripresa economica ancora lontano.

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