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Tagli al cuneo con sgravi contributivi

Sgravi contributivi per le imprese che investono. Attraverso l’estensione del piano per l’assunzione dei giovani under 29 che viene reso strutturale. Insieme ad un abbattimento del l’Irpef per i lavoratori con i redditi più bassi.
Sono queste, a grandi linee, le misure illustrate ieri dal premier Enrico Letta, nell’incontro con i leader di Cgil, Cisl e Uil, rispettivamente Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, convocati in preparazione della legge di stabilità che dovrà essere presentata il 15 ottobre in Europa. Il nodo è quello della disponibilità economica, Letta ha confermato che ci saranno tagli di spesa, e i leader sindacali sottolineano: dal premier «niente cifre, solo pagine bianche». Lapidario Angeletti: «la strada è in salita, percepiamo una certa vaghezza nel reperimento delle risorse, confidiamo che il messaggio sia stato chiaro e convincente». I sindacati si attendono dall’Esecutivo una reale svolta con la legge di stabilità, rispetto alle politiche recessive degli scorsi anni, e Susanna Camusso prima di varcare il portone di palazzo Chigi ha inviato un chiaro messaggio al presidente del Consiglio: «Immagino che ci dica qual é l’ipotesi su cui si sta muovendo il Governo – ha detto – se non erro mancano sette giorni alla presentazione della proposta di legge, ci dicano che intendono fare per garantire una destinazione fiscale significativa a lavoratori, pensionati, imprese e le scelte di politica industriale. Se non ci sono risposte in questa direzione reagiremo».
La questione fiscale dunque rappresenta per Cgil, Cisl e Uil la cartina da tornasole nei rapporti con l’Esecutivo, mentre cresce il malcontento tra i lavoratori e i pensionati che hanno fissato una riunione il 21 ottobre per decidere sulla mobilitazione. «Attendiamo ciò che abbiamo chiesto da mesi – spiega Bonanni –. Una svolta sulla politica fiscale perché sia rivolta quasi esclusivamente su lavoratori e pensionati che sono soggetti deboli obbligati a pagare molto più del dovuto. Abbiamo chiesto di restituirci i soldi. Chiediamo anche un taglio netto di tasse per chi investe o reinveste i propri utili al fine di spronare le assunzioni».
Al tempo stesso i sindacati sono consapevoli che la coperta è estremamente corta, le somme circolate in questi giorni appaiono insufficienti; si è parlato di 4-5 miliardi distribuiti a metà tra imprese e lavoratori che secondo calcoli della Cgil si trasformerebbero in circa 100 euro lordi se distibuiti tra tutti i lavoratori e pensionati, o in 250 euro se andranno ai soli lavoratori (ma per i sindacati vanno inclusi anche i pensionati). Il beneficio fiscale verrebbe poi distribuito ai lavoratori in un’unica tranche per avere un effetto maggiore. La strada che il Governo intende seguire è quella aperta questa estate con gli sgravi riconosciuti questa estate, attivati la scorsa settimana con il click day Inps, per le imprese che assumono a tempo indeterminato giovani fino a 2 anni o stabilizzano contratti a termine. Si ipotizza un allargamento della platea. Per le imprese, invece, l’abbattimento del costo del lavoro verrebbe operato attraverso sgravi sui contributi non previdenziali, probabilmente con un alleggerimento delle attuali aliquote Inail.
La riunione di ieri apre la settimana di confronto de governo con le pari sociali, questo pomeriggio a Palazzo Chigi è atteso il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, domani leader del’Ugl Giovanni Centrella, giovedì il presidente di Rete imprese Italia, Ivan Malavasi, mentre venerdì sarà la volta dei vertici di Alleanza delle cooperative Giovanni Poletti e Maurizio Gardini. «La priorità é certamente il cuneo fiscale», ha confermato il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, convinto che la riduzione delle tasse sul lavoro possa «ridare competitività e ampiezza alla domanda interna, per far riaprire l’economia e farla crescere a un tasso necessario per riassorbire la disoccupazione».
Altra prioprità per i sindacati è il completo finanziamento della cassa in deroga, insieme alla soluzione definitiva per gli esodati e i precari della pubblica amministrazione, della scuola e della ricerca. Polemiche, infine, sulla proposta di istituire un reddito minimo, rilanciata dal ministro Giovannini: la preoccupazione è che vengano drenate altre risorse dalle somme già assai limitate, per gli ammortizzatori sociali. «Si sta facendo confusione – afferma Camusso – se Giovannini intendeva dire che sta lavorando a un piano di inclusione rispetto alla povertà é una iniziativa importante, che può riordinare strumenti come la social card, deve essere però evidente che il piano va finanziato».

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