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Tagli ai ministeri più tasse sulla benzina Il governo risponde al diktat di Bruxelles

Un impegno ad intervenire in modo strutturale, con una manovra, per un quarto su tagli alle spese e per i restanti tre quarti con aumenti di entrate. Entro l’«arco temporale » del prossimo Documento di economia e finanza, presumibilmente in aprile, e senza rinunciare alle spese per il terremoto che ammontano ad un miliardo. Si profilano, elencati nella lettera, tagli alle spese dei ministeri, riduzioni delle agevolazioni fiscali, aumenti delle accise (probabilmente benzina e sigarette) e un incremento della lotta all’evasione. Sul terremoto nessuna marcia indietro: costa un miliardo e la «spesa addizionale» si farà.
È il massimo che il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha potuto garantire nella sofferta missiva di risposta, inviata ieri in tarda serata a Bruxelles ai «Cari Valdis e Pierre» che, il 17 gennaio, avevano intimato all’Italia un intervento da 3,4 miliardi pari allo 0,2 del Pil minacciando una procedura d’infrazione.
La cifra dell’impegno strutturale dell’Italia non c’è, ma l’elenco delle misure è concreto. Il quarto di tagli alle spese sarà per circa il 90 per cento costituito da un intervento sui consumi intermedi della pubblica amministrazione attraverso la spending review e per il resto da una sforbiciata ai tax benefit, cioè detrazioni e deduzioni fiscali. Gli altri tre quarti della manovra, la parte più rilevante, saranno costituiti da entrate come le imposte indirette (nella categoria ci sarebbe l’Iva ma il Tesoro informalmente la esclude dal menù), le accise (cioè benzina e sigarette), il recupero delle entrate, cioè lotta all’evasione (reverse charge e split payment).
Sebbene il menù appaia abbastanza dettagliato da essere accettato da Bruxelles è sui tempi e sulla reale intenzione di un «rapida attuazione legale» delle misure, come chiede la lettera di Dombrovskis- Moscovici, che Roma sembra più vaga o in cerca di tempo per agire con tranquillità. Nelle parole più esplicite della sottosegretaria all’Economia, Paola De Micheli, l’unica che si è espressa ieri pomeriggio: «La lettera dice: lasciateci lavorare », ha osservato in una intervista a
Sky Tg24.
Le considerazioni di Padoan inviate a Bruxelles pongono la questione in termini più soft ed eleganti: il governo italiano, si premette, «intende continuare nel quadro di un consolidamento favorevole alla crescita e delle riforme strutturali». Tuttavia, si avverte che, «un ritmo di aggiustamento eccessivamente accelerato colpirebbe l’economia in un momento di accresciuta incertezza economica e geopolitica» e si correrebbe dunque il rischio di un «consolidamento controproducente ». Di conseguenza i tempi dell’intervento vengono diluiti nell’«arco temporale» del prossimo Def (Documento di economia e finanza che è fissato per il 10 aprile) e inseriti nella «strategia pluriennale» già delineata dal governo con il programma di stabilità per il 2017. Ed inoltre questo sforzo strutturale, avverte Padoan, sarà fatto «insieme alle spese per far fronte al recente terremoto », che vengono valutate in un miliardo per 2017 e per le quali sarà creato un apposito fondo (un primo decreto sarà adottato oggi dal governo).
La lettera, accompagnata da un corposo documento sui «Fattori rilevanti per la dinamica del debito», spiega che i risultati raggiunti su questo fronte — nel mirino di Bruxelles — sono «soddisfacenti». Aggiunge che il rapporto con il Pil si è stabilizzato nel 2016 nonostante la deflazione e la volatilità dei mercati finanziari che ci ha costretti a rinviare alcune operazioni di privatizzazione. Anche il deficit è in calo: 0,3 punti percentuali all’anno dal 2014, scrive Padoan. E poi ci sono le «circostanze eccezionali»: sisma e migranti. La parola ora passa a Bruxelles.

Roberto Petrini

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