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Tagli a 650 uffici giudiziari

di Giovanni Negri

Circa 650 uffici che potrebbero essere cancellati o, comunque, accorpati. Per un risparmio di 60 milioni a stare bassi. È l'esito del progetto di riscrittura della geografia giudiziaria cui si accinge il Governo sulla base di quanto definito dalla delega contenuta nella manovra. I numeri sono inseriti nella relazione tecnica al maxiemendamento presentato ieri e permettono di fare il punto della situazione.

La riorganizzazione da una parte ha come obiettivo l'ottenimento di risparmi di spesa, quantificati prudenzialmente in 60 milioni con riferimento alle sole spese di gestione e di funzionamento delle strutture, con l'esclusione però dei costi non comprimibili del personale dell'amministrazione giudiziaria che verrà invece ricollocato in uffici di dimensione più ampia. In particolare i risparmi complessivi stimati deriveranno dai minori contributi ai comuni per le spese di funzionameto degli uffici giudiziari, risparmi valutati sulla base del 90% del contributo erogato ogni anno (solo l'intervento di unificazione delle procure vale il 10% del contributo totale); dalla riduzione delle altre spese di funzionamento sostenute dall'amministrazione, pari al 10% delle spese totali sostenute per l'apparato giudiziario; dalla riduzione delle spese del personale degli enti locali distaccato presso le sedi dei giudici di pace.

Quanto alla tipologia delle sedi oggetto della riforma (da realizzare entro 12 mesi dall'entrata in vigore della manovra e con i successivi 2 anni a disposizione per eventuali modifiche), viene specificato che a essere coinvolto da riduzioni e accorpamenti degli uffici giudiziari di primo grado sarà il 19,4% dei 260 uffici giudicanti e il 24,8% dei 231 requirenti. Inoltre è prevista la riduzione o l'accorpamento della metà delle 220 sezioni distaccate di tribunale e la riduzione del 72% delle 681 sedi del giudice di pace collocate in sedi diverse da quelle circondariali.

Insomma, sotto osservazione finiscono circa 650 uffici. Questo sul piano puramente numerico come naturale. Per l'individuazione delle sedi da tagliare effettivamente, invece, sarà utilizzato un ampio ventaglio di criteri: l'estensione del territorio, il numero degli abitanti, i carichi di lavoro, l'indice delle sopravvenienze, l'impatto della criminalità organizzata, la necessità di razionalizzare il servizio anche nelle grandi aree metropolitane e, comunque, negli uffici appartenenti a province limitrofe.

La versione finale della delega è poi un po' più precisa su uno dei punti su cui si erano maggiormente concentrate le critiche e le preoccupazioni soprattutto della magistratura, quello relativo alla riorganizzazione delle procure. Il testo conclusivo infatti conferma la necessità di ridefinire l'assetto territoriale degli uffici requirenti non distrettuali, ma tiene ferma, cosa che nel testo precedente non era definita, la permanenza di quelli che hanno sede presso il tribunale ordinario nei circondari di comuni capoluogo di provincia al 30 giugno 2011. L'eventuale accorpamento dovrà poi essere finalizzato anche al raggiungimento di una maggiore specializzazione dei pubblici ministeri e una più agevole trattazione dei procedimenti.

Confermata invece la possibilità per gli enti locali di scongiurare la soppressione dell'ufficio del giudice di pace presente sul territorio, condizionata all'integrale attribuzione di tutte le spese di funzionamento.

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