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Taddei:“Ora chiudiamo la partita del Jobs Act Pronti gli ultimi decreti e i fondi non mancano”

«Questa è una ripartenza con basi solide», dice Filippo Taddei, economista, responsabile del Pd dell’economia e del lavoro. Aggiunge: «Prima dei dati sull’occupazione erano arrivati quello sul Pil e sul balzo degli investimenti, poi quello sulla crescente stabilizzazione dei contratti di lavoro. Tutti dati che vanno nella stessa direzione. Per la prima volta aumenta l’occupazione tra tutte le categorie: uomini, donne, stranieri, over 50 e under 30».
Già, però i contratti a termine crescono più del doppio di quelli a tempo indeterminato. Il Jobs act non doveva invertire questa tendenza? Non è che alla fine le assunzioni continueranno a farsi con i contratti a tempo determinato?
«No, non è così. Il rapporto tra le due tipologie contrattuali è ora più favorevole ai contratti a tempo indeterminato. In proporzione i contratti di stabilizzazione sono di più di quelli a tempo determinato rispetto a ciò che accadeva in passato. Questo è un vero cambiamento. È ovvio che non ci possa essere il 100 per cento delle assunzioni a tempo indeterminato. Inevitabilmente c’è una quota di assunzioni dettata da esigenze transitorie delle aziende».
Eppure la ripresa non sembra così netta. Il Censis per esempio parla di una “economia galleggiante” nella quale le famiglie non sono ancora così convinte che la crisi sia alle spalle.
«Secondo me una tesi di questo tipo poteva avere un fondamento quale trimestre fa, ora non più. Solo due giorni fa l’indice delle Pmi è arrivato al livello più alto dall’aprile del 2011. E questo è un indice che segnala le aspettative per il futuro. C’è un cambiamento di atteggiamento verso il futuro».
L’industria è l’unico comparto che registra un calo dell’occupazione (-0,9 per cento). Pensa che sia possibile una ripresa affidata all’agricoltura?
«Sull’industria penso ci sia un effetto congiunturale. Ed è normale che l’agricoltura salga in questo periodo, questo è il suo ciclo produttivo. Ma sono dati che confermano anche le nuove aspettative sul futuro: l’agricoltura investe, assumendo personale, sulla domanda che verrà».
A proposito di futuro: l’aumento del 5,3 per cento dell’occupazione over 50 non significa anche una costante riduzione delle opportunità di lavoro per i più giovani? Lo considera un dato positivo o non è invece la conferma della necessità di introdurre una maggiore flessibilità per andare in pensione?
«Questa è la fallacia del numero fisso dei posti di lavoro. È un errore perché i posti di lavoro non sono sempre gli stessi. I posti di lavoro possono aumentare. Dunque è positivo l’incremento dell’occupazione tra gli over 50. Ma questo può rendere più semplice e più serena anche l’operazione sulla flessibilità in uscita. L’Italia, negli anni passati, è stato l’unico Paese nel panorama internazionale nel quale aumentava l’occupazione degli over 50 e diminuiva quella dei giovani».
Nei prossimi giorni il governo, e lei è tra gli esperti che vi stanno lavorando, presenterà gli ultimi quattro decreti attuativi del Jobs act. Riguarderanno anche l’istituzione dell’Agenzia nazionale per il lavoro. All’appello mancano circa 100 milioni per pagare gli stipendi dei lavoratori che arriveranno dalle Province. Dove li troverete?
«Non è vero che mancano 100 milioni per gli stipendi dei lavoratori».
Lo dicono le Regioni.
«Possono dire quel che vogliono ma non è così. Le risorse devono arrivare dalla spending review. Certo sulla revisione della spesa c’è un ritardo e in attesa che si completi lo Stato può contribuire al pagamento degli stipendi».
E dove le trovate le risorse?
«Dal Fondo per l’occupazione. Quei soldi non servono esclusivamente al pagamento della nuova Aspi. Servono per l’attuazione del Jobs act e le politiche attive per il lavoro sono il completamento della riforma».
È previsto anche che le piccole imprese partecipino al finanziamento della cassa integrazione cosa che finora non avevano fatto. Non rischia di essere un boomerang visto che cresceranno i costi per le imprese più piccole?
«No. Introduciamo un criterio responsabilizzazione anche sul piano finanziario con un meccanismo bonus/malus: più usi la cassa integrazione, più paghi. Succede dovunque».
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