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Taddei:non farei il taglio della tassa sulla prima casa Prioritario investire

Rilanciare gli investimenti per far tornare l’occupazione almeno ai livelli precrisi. Prima ancora di parlare di cifre e di risorse, Filippo Taddei, responsabile Economia del Pd, ci tiene a chiarire l’obiettivo principale dei nuovi tagli fiscali che il governo intende promuovere. «Nel secondo semestre 2013 l’occupazione in Italia ha raggiunto il suo minimo sotto i 22,2 milioni, dai 23 milioni del 2008. Contemporaneamente c’è stato un calo degli investimenti senza precedenti: ancora nel 2011 erano il 21% del Pil, nel 2013 siamo scesi a poco più del 16%. Puntiamo almeno a un ritorno al livello del 21%, per una ripresa del Pil e dell’occupazione».
Quindi tagli fiscali a favore delle imprese. In molti però anche all’interno del Pd obiettano che la priorità dovrebbero essere i lavoratori e le famiglie, per rilanciare la domanda e per ragioni di equità.
«Prima ancora bisogna pensare agli investimenti per creare lavoro. Per favorirli noi da un lato noi agiamo sul contesto: riforme strutturali con l’obiettivo di dare una prospettiva, un contesto chiaro e prevedibile a chi investe. Ma serve anche la politica fiscale».
A quali incentivi si sta pensando?
«Proseguiamo sulla strada dei tagli alle imprese che investono e assumono a tempo indeterminato, un sostegno fiscale che interviene sull’Irap, sull’Ires e sull’Irpef. Vogliamo dire agli imprenditori che investono: se create lavoro, vi riconosceremo questo sforzo, e continueremo a farlo nel tempo».
Esclusi dunque interventi a sostegno della domanda?
«Abbiamo agito sul reddito netto dei lavoratori italiani, con gli 80 euro in busta paga, un intervento di redistribuzione e sui consumi. Ma se ci fermiamo qui non affrontiamo il problema alla radice. Tra l’altro un taglio delle tasse ci rende anche più competitivi: alla fine del 2013, quando avevamo raggiunto il livello più basso di occupazione, avevamo anche il livello più alto di tassazione su individui e imprese tra i principali Paesi europei».
In questi giorni sono circolate le cifre più diverse su quest’intervento fiscale.
«Tenendo conto che gli interventi già varati sono 10 miliardi per gli 80 euro, 5 miliardi e mezzo per l’Irap e poco meno di due miliardi per la decontribuzione arriviamo a poco più di 17 miliardi. Se si considera anche la riduzione fiscale nei prossimi tre anni la cifra complessiva è intorno ai 50 miliardi, risorse in parte già previste per cui in più servono poco più di 10 miliardi l’anno» Si è parlato anche di abolizione dell’imposta sulla prima casa.
«Io non sono uno sponsor dell’abolizione o della riduzione della tassa sulla prima casa, però il piano è in via di definizione, e un eventuale intervento di questo tipo ha l’obiettivo di stabilizzare la fiducia ».
L’ipotesi di tagli alla spesa già suscita qualche preoccupazione tra i vari ministeri.
«Vorrei provare a girarla in un altro modo. I cittadini italiani hanno la diffusa sensazione che la Pubblica Amministrazione non sia perfettamente efficiente. O si sbagliano, oppure hanno ragione, e possiamo dimostrarlo offrendo gli stessi servizi a costo inferiore. Io credo che abbiano ragione ».
Esistono margini di spesa in deficit o si rischia un veto di Bruxelles?
«Stiamo valutando la possibilità di procedere alla riduzione più rallentata del debito pubblico. Quanto a Bruxelles, i margini non esistono in astratto, ma sulla base delle scelte che tu proponi: se si tratta di scelte orientate a risolvere i problemi strutturali, i margini esistono o si creano».
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