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Swap troppo complessi per provare la truffa

I derivati sono troppo difficili da spiegare a «personale non altamente specializzato», per cui le banche non possono essere accusate di opacità per aver venduto agli enti territoriali prodotti che hanno rivelato caratteristiche diverse dalle attese degli enti clienti.
C’è «l’obiettiva difficoltà» di individuare «la prova del l’elemento soggettivo», cioè la volontà da parte delle banche di aggirare gli enti clienti, alla base dell’archiviazione disposta dal Gip di Firenze delle inchieste sui derivati venduti in passato alla Regione Toscana, al Comune di Firenze e ad altri enti locali del territorio. In due indagini parallele, era finito sotto inchiesta un ricco parterre di banche internazionali (Merryll Linch, Deutsche Bank, Ubs, Natixsis e Dexia Crediop) per gli swap acquistati dalla Regione e dal Comune di Firenze, e un gruppo di istituti italiani (Bnl, Cassa di Risparmio di Firenze, Banca Opi) per i derivati finiti nei bilanci di Pontassieve e Marradi (entrambi in Provincia di Firenze). La prima delle due inchieste era ovviamente la più pesante, e nel 2010 aveva portato anche al sequestro di 22 milioni di euro di profitti considerati illeciti, per la maggior parte realizzati a carico di Palazzo Vecchio (13,3 milioni) e della Regione (7,9 milioni).
La «estrema complessità» degli swap, però, era già emersa come ostacolo nel corso del l’inchiesta condotta dal Pm Luca Turco, che infatti era sfociata nella richiesta di archiviazione ratificata dal Gip, Angelo Antonio Pezzuti. Derivati come quelli venduti agli enti territoriali, aveva rilevato il Pm, presentano una struttura così articolata da rendere deboli le accuse sull’obbligo di comunicazione del fair value e sull’ingiustizia del profitto, presupposti essenziali per gli «artifici e raggiri» che devono reggere l’ipotesi di truffa.
Una sentenza, quella toscana, che aggiunge un tassello nuovo al match sui derivati, che tra il Consiglio di Stato (favorevole alle banche) e il Tribunale di Milano (che ha condannato istituti e funzionari) si è giocato sulla correttezza o meno di costi aggiuntivi rispetto a un ideale «valore zero» iniziale dello swap.

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