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Svuotato il fondo taglia-cuneo

Prima si partirà con la fase di implementazione del nuovo «Fondo per la riduzione della pressione fiscale», nel quale confluiranno gli ulteriori risparmi derivanti dalla spending review e dalle maggiori entrate della lotta all’evasione fiscale. Poi le risorse assegnate al Fondo verranno utilizzate «annualmente» nell’esercizio successivo e dopo il loro accertamento (in sede di consuntivo), fermo restando comunque «il conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica».
La versione riformulata dell’emendamento sul Fondo “taglia tasse” approvato ieri dalla commissione Bilancio della Camera conferma sostanzialmente l’impianto già noto che il governo, rispondendo all’appello unitario delle parti sociali, ha deciso di mettere in campo per ridurre la pressione fiscale su imprese e lavoratori.
Il nuovo fondo, che dovrà nascere nello stato di previsione del ministero dell’Economia, sarà alimentato da due rubinetti. Dal 2014 dall’ammontare dei risparmi di spesa derivanti dalla spending review, al netto, però, della quota di spending già considerata nel ddl stabilità e delle «risorse da destinare a programmi finalizzati al conseguimento di esigenze prioritarie di equità sociale e ad impegni inderogabili». Per il biennio 2014-2015, invece, si prevede che potranno confluire nel Fondo l’ammontare di risorse che, in sede di nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (il Def) si stimerà di incassare quali maggiori entrate rispetto alle previsioni iscritte in bilancio dell’esercizio in corso derivanti dall’attività di contrasto all’evasione fiscale, ma al netto (anche qui) di quelle derivanti dall’attività di recupero fiscale svolta da regioni, province e comuni. E così varrà pure a decorrere dal 2016.
Le risorse così incamerate al Fondo saranno utilizzate in parti uguali (e cioè al 50%) per aumentare le deduzioni per le imprese e le detrazioni per i lavoratori. Nel primo bacino, però, oltre alle attività produttive, l’emendamento del governo affianca anche i professionisti e le piccole aziende con meno di 181mila euro di valore della produzione. Mentre i lavoratori dovranno ripartire la loro quota con i pensionati.
I primi effetti di riduzione della pressione fiscale derivanti da questo Fondo dovrebbero vedersi nel 2015: «Ma non è escluso che si possano reperire altre risorse già nel 2014 per diminuire il cuneo da subito», sottolinea il sottosegretario Carlo Dell’Aringa. L’emendamento approvato dalla commissione Bilancio della Camera prevede infatti che possano confluire in questo Fondo pure le entrate incassate in un apposito capitolo derivanti da misure straordinarie di contrasto all’evasione e non computate nei saldi di finanza pubblica (tra queste per esempio ci potrebbero essere i soldi recuperati grazie al rientro dei capitali in Italia). Qui però la norma introduce due novità rispetto alla versione precedente dell’emendamento. La prima è che le eventuali risorse recuperate per questa via andranno a tagliare la pressione fiscale solo a imprese e lavoratori (si escludono quindi i pensionati, non facendosi più riferimento ai commi 3 e 4 dell’articolo 13 del Dpr 917/1986). Inoltre, la destinazione al taglio del cuneo di queste (eventuali) nuove risorse non sarà automatico. Ma servirà l’emanazione di un Dpcm che dovrà stabilire le modalità di utilizzo di queste somme, fermo restando il rispetto degli obiettivi di finanza pubblica (ciò significa che se nel 2014 ci dovesse essere un peggioramento dei conti gli eventuali fondi dovranno essere utilizzati prima per riequilibrare la situazione).
A regime il meccanismo disegnato dal governo, oltre ai passaggi nel Def e nella nota di aggiornamento, stabilisce che sia la legge di stabilità, sentite le parti sociali, a individuare gli eventuali interventi di miglioramento degli strumenti di contrasto all’evasione fiscale e di razionalizzazione della spesa. Ma si potranno decidere anche nuovi importi delle deduzioni e detrazioni e le modalità di applicazione delle stesse deduzioni e detrazioni da parte dei sostituti d’imposta e delle imprese. Il tutto dovrà garantire comunque la neutralità degli effetti sui saldi di finanza pubblica.

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