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Svolta Unicredit, utile a 712 milioni L’Italia torna in attivo Fineco in Borsa a luglio

Unicredit chiude con un utile netto di 712 milioni, in rialzo del 58,8%, il primo trimestre 2014: un dato che fa vedere all’amministratore delegato Federico Ghizzoni «più vicino» l’obiettivo dei 2 miliardi di utili, grazie anche alla quotazione di Fineco — la banca online che ha guadagnato 37 milioni — attesa a fine luglio. Per la prima volta dall’inizio della crisi la banca registra anche un risultato positivo sul fronte dei crediti deteriorati, quelli cioè che incontrano difficoltà nel rimborso: tra gennaio e marzo sono calati a 82,5 miliardi (-1,3% rispetto al trimestre precedente). La loro copertura è al 52,4%, tasso «più alto tra le banche italiane e tra i migliori in Europa», sottolinea Unicredit. Tra questi, le sofferenze restano stabili a 49,2 miliardi con un «elevato» tasso di copertura del 62,9%. E c’è un altro dato che fa ben sperare l’istituto di piazza Aulenti: dopo anni di perdite il ramo italiano chiude con mezzo miliardo di utili. Questo almeno per la parte «core», cioè strategica, secondo la suddivisione adottata in Unicredit che ha creato apposta una divisione «non core», da dismettere, in cui sono stati circoscritti 83,6 miliardi di crediti. Considerando solo la parte «core» l’utile netto di tutta Unicredit è pari a 1 miliardo.
La banca è anche tornata a prestare soldi: i nuovi crediti erogati in Italia sono cresciuti di oltre il 63% a 2,7 miliardi. E nel frattempo «sta cercando di collocare anche altri portafogli di crediti deteriorati o singoli crediti. Ci sono negoziati in corso», ha detto Ghizzoni, confermando l’interesse «vivace» per la controllata Uccmb, la banca che gestisce parte dei crediti in sofferenza.
A livello patrimoniale l’istituto si attesta al 9,5% di «common equity» come base per affrontare gli esami della Bce: «I nostri esercizi interni ci danno fiducia anche per gli stress test e sul fatto che l’attuale livello di patrimonio e l’esposizione nel complesso non creeranno bisogni di capitale aggiuntivo», ha spiegato Ghizzoni. Intanto continua il rimborso dei 26 miliardi di prestiti della Bce (gli «Ltro»): nei primi tre mesi dell’anno ne sono stati rimborsati 5 miliardi, per un totale di 10. C’è piuttosto da registrare la «stangata» dall’aumento della tassazione sulle quote della Banca d’Italia: «Ci attendiamo un impatto di 215 milioni di tasse addizionali nel 2014».
Il fronte orientale (Est Europa e Polonia) ha reso 300 milioni di utili (-7,4% su un anno fa), con impatti negativi da Turchia e Russia. Circa la crisi ucraina, l’impatto — ha detto Ghizzoni — è quasi nullo. E comunque resta l’obiettivo dell’istituto di uscire dal Paese: «Non abbiamo interrotto formalmente il processo ma è difficile fare previsioni. In ogni caso stiamo parlando con un paio di istituzioni». Un accenno anche sulla governance di Mediobanca, di cui Unicredit è primo socio: «L’orientamento del management è di andare verso un patto meno complicato e più snello, cosa che per noi va bene. Stiamo aspettando una proposta entro giugno, so che ci stanno lavorando» .

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