Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Svolta Unicredit, utile a 2 miliardi «Non serve capitale, cresce la cedola»

Unicredit raggiunge la soglia dei 2 miliardi di utili, come annunciato dal ceo Federico Ghizzoni a inizio anno, e nonostante un 2014 ancora difficile per l’economia italiana il banchiere può «dichiarare ufficialmente chiusa la fase di turnaround in Italia». L’attività bancaria totale nel nostro Paese — compresa la parte «non core», quella degli attivi non più strategici, soprattutto in sofferenza — segna un profitto annuo di 318 milioni rispetto alla perdita di 373 milioni nel 2013, con margine di interesse e commissioni in ascesa e costi in calo. Quella della «commercial bank Italy » arriva a un utile di 2,1 miliardi (+46,7%). Tuttavia il mercato ha invertito subito la rotta dopo la pubblicazione dei dati, alle 14, e il titolo ha perso alla fine il 3,46%. 
Gli operatori sono stati colpiti negativamente soprattutto dallo «scrip dividend» — cioè dalla cedola (di 12 centesimi per azione, +20%) in azioni a meno che il socio non richieda il pagamento cash, che pure è stata la soluzione adottata l’anno scorso dall’80% dei soci ed è prevista dallo statuto. Ma ha pesato anche la riduzione del patrimonio.
La discesa del principale parametro sul capitale (il «core tier 1 ratio» al 10,41% dal 10,8% di fine settembre) aveva fatto temere a qualche operatore un eventuale ricorso un aumento di capitale, «assolutamente lo escludo», ha spiegato Ghizzoni in conferenza stampa affiancato dal direttore generale Roberto Nicastro, «perché il capitale è superiore a quanto ci ha indicato la Bce. Non c’è alcuna esigenza, siamo a 65 punti base in più rispetto al piano industriale. L’obiettivo ora è ripristinare il capitale già nei prossimi mesi sia con la generazione di utili sia con le operazioni di m&a in corso», come la cessione di una quota di Pioneer a Santander. Con gli analisti ha poi aggiunto: «In caso di bisogno non esiterei a cercare di cedere altri asset, ma sono sicuro che la generazione interna di utili sarà sufficiente a rafforzare la nostra base di capitale».
In terzo luogo sul patrimonio ha pesato il mancato conteggio di 3,5 miliardi di bond subordinati (cosidetti Tier 2) nel capitale totale, come richiesto dall’Eba: ma già dai prossimi giorni saranno emesse nuove obbligazioni che li sostituiscano, ha detto Ghizzoni. Infine hanno avuto un impatto anche la crisi della Russia e le tensioni in Ucraina: le svalutazioni delle valute, soprattutto il rublo, hanno impattato per 1,1 miliardi di euro come patrimonio (non a conto economico).
La situazione della banca è migliorata, ha sottolineato Ghizzoni, sotto il profilo dei crediti deteriorati, la cui copertura è attestata al 51,3%: gli accantonamenti si attestano a 4,3 miliardi e per Ghizzoni il picco è stato raggiunto nel 2014 e che nel 2015 cominceranno finalmente a scendere.
Aiuta anche il contesto macroeconomico. La stima sul Pil per l’Italia è ancora allo 0,4% «ma credo che euro debole, energia, tassi bassi, liquidità in arrivo e le riforme che comunque sono arrivate potrebbero far pensare anche a una crescita superiore allo 0,4%. Per noi l’export è positivo per la ripresa» e anche per la banca, visto che tra la clientela corporate ci sono tanti esportatori. Altro capitolo del piano industriale che si chiude è la cessione di Uccmb (la bad bank interna di Unicredit) a Fortress-Prelios, da siglare a breve, che consentirà a Unicredit di liberarsi di altri 2,4 miliardi di sofferenze.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il progetto di fusione tra Fiat-Chrysler (Fca) e Peugeot-Citroën (Psa) si appresta a superare uno d...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Davanti alle piazze infiammate dal rancore e dalla paura, davanti al Paese che non ha capito la ragi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Erogazioni in crescita l’anno prossimo per Compagnia di San Paolo, nonostante lo stop alla distrib...

Oggi sulla stampa