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Svolta Ue, sbloccati bilancio e Recovery Fund

Riuniti in un vertice di due giorni a Bruxelles, i Ventisette hanno trovato ieri sera un sofferto accordo per garantire il via libera all’approvazione del nuovo bilancio comunitario, a cui è associato l’ormai noto Fondo per la Ripresa che prevede debito comune per 750 miliardi di euro. L’intesa doveva permettere ai capi di Stato e di governo di decidere anche un nuovo ambizioso obiettivo climatico: una riduzione delle emissioni nocive del 55% entro il 2030.

«Accordo sul bilancio comunitario e sul Fondo per la Ripresa – ha twittato ieri sera il presidente del Consiglio europeo Charles Michel nel corso della riunione tra i leader –. Ora possiamo iniziare la loro adozione e ricostruire le nostre economie. Il pacchetto finanziario, una pietra miliare, aiuterà la transizione verde e digitale». L’intesa è giunta dopo un braccio di ferro durato un mese e provocato dalla presa di posizione di due paesi dell’Est Europa.

La Polonia e l’Ungheria avevano bloccato finora l’adozione del bilancio 2021-2027, protestando contro un regolamento negoziato in parallelo dal Parlamento e dal Consiglio che vincola l’esborso di fondi comunitari al rispetto dello stato di diritto. L’obiettivo del testo legislativo è di proteggere il bilancio da frodi e altre ruberie. Negli ultimi giorni, le parti hanno trovato un accordo. Il Consiglio europeo ha dato ieri mandato alla Commissione europea di preparare linee-guida nell’applicazione del regolamento.

Secondo le preliminari conclusioni del vertice, l’esecutivo comunitario dovrà precisare in buona sostanza che il regolamento sarà applicato «in modo non discriminatorio ed equo». Nell’eventualità (probabile) di un ricorso dinanzi alla Corte europea di Giustizia contro il testo legislativo, la Commissione dovrà aggiornare le linee-guida e aspettare prima di far scattare il meccanismo che in ultima analisi prevede il congelamento dei fondi, a seguito di una decisione del Consiglio.

Alcuni diplomatici notavano ieri che nei fatti il nuovo meccanismo di controllo potrebbe essere congelato per un anno, un anno e mezzo, il tempo per la Corte di esprimersi sul testo legislativo, a seguito di un atteso ricorso dell’Ungheria, se non anche della Polonia. È stato il prezzo da pagare per levare il veto sull’intero pacchetto finanziario. Inoltre, il compromesso prevede che il meccanismo di controllo riguardi solo i pagamenti del nuovo bilancio.

A questo punto, l’innovativo pacchetto finanziario deve essere approvato da Parlamento e Consiglio. I paesi membri dovranno anche ratificare la misura che permetterà alla Commissione di raccogliere 750 miliardi di euro sui mercati. L’obiettivo rimane di distribuire il denaro ai singoli governi tra fine primavera e inizio estate. «Ora avanti tutta con la fase attuativa: dobbiamo solo correre!», ha scritto su Twitter il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte.

Al netto dell’accordo di ieri sera, la vicenda lascerà strascichi politici viste le tensioni provocate da Polonia e Ungheria. Cruciale è stato il lavoro della presidenza tedesca dell’Unione. L’intesa doveva permettere ai leader di accordarsi su un nuovo ambizioso obiettivo climatico, di riduzione delle emissioni nocive non più del 40% ma del 55% (rispetto ai dati del 1990) entro il 2030. Il nuovo target dovrebbe riguardare l’intera Unione, tenendo conto dei diversi punti di partenza degli Stati membri.

Infine, il vertice di ieri – che verrà seguito oggi da un incontro dei dirigenti della zona euro – è stata anche l’occasione per rinnovare per altri sei mesi le sanzioni economiche alla Russia, decise ormai cinque anni fa in occasione dell’annessione della Crimea. Nel contempo, i Ventisette dovevano ieri sera accordarsi su un compromesso relativo alla Turchia, prevedendo nuove misure restrittive in protesta contro le perlustrazioni petrolifere nel Mediterraneo orientale, ma senza usare la mano pesante.

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