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Svolta Telecom, addio alle risparmio

MILANO Doveva essere una riunione di routine, per approvare i conti e definire il nuovo assetto della rete. E invece il consiglio fiume di Telecom Italia ieri ha deciso a sorpresa anche la conversione delle azioni di risparmio in ordinarie. Un’operazione di cui si parla da anni sul mercato, ma che finora era sempre stata rinviata. Adesso arriva la svolta, che può avere importanti effetti sugli equilibri azionari del gruppo telefonico. E forse anche sul vertice, visto che si tratta di un’iniziativa del consiglio e non del management.
La conversione è un’operazione monstre : le Telecom risparmio valgono quasi 7 miliardi euro, contro i 16 miliardi delle ordinarie. Si tratta insomma di un terzo del capitale, che con la conversione in azioni ordinarie porterà a una diluizione di oltre il 30% delle partecipazioni in mano agli attuali soci. Vivendi scenderebbe quindi al 14% e Xavier Niel da un 10% potenziale (la parte delle opzioni liquidabili in azioni) al 7%. Da Parigi non sono arrivati commenti, ma con il 20% del capitale di Telecom in mano la società presieduta da Vincent Bolloré potrebbe anche bloccare la conversione in assemblea, dove servono i due terzi dei voti a favore perché passi la delibera. Ma, di contro, è anche vero che secondo le norme del Testo unico della finanza, se Vivendi avesse acquistato titoli di risparmio e con la conversione dovesse superare la soglia del 25%, non scatterebbe l’obbligo di Opa. La Consob dovrà comunque valutare.
Il board ha convocato per il 15 dicembre l’assemblea straordinaria (il 17 quella dei soci di risparmio) per approvare la conversione (messa a punto da Equita e Citi) che avverrà in due fasi: ci sarà un periodo per la conversione facoltativa, con un concambio di 1 a 1 più 9,5 centesimi di euro di conguaglio, al termine del quale scatterà la conversione obbligatoria con un concambio più basso di 0,87 a 1. Il diritto di recesso è stato fissato in 0,9241 euro per azione.
La conversione, ha spiegato Telecom in una nota, «è finalizzata alla semplificazione della struttura del capitale e all’incremento della liquidità e del livello di flottante delle azioni ordinarie». «Per effetto del contributo in denaro che verrebbe corrisposto a titolo di conguaglio» aggiunge la nota «il relativo incasso contribuirà alla copertura del piano di investimenti». Il conguaglio porterà circa 570 milioni a cui si devono aggiungere altri 165 milioni di minori dividendi.
La vera sorpresa però non è tanto la conversione, che pure rappresenta una svolta, quanto il fatto che la proposta è arrivata a sorpresa da dodici consiglieri, incluso il presidente Giuseppe Recchi. Patuano, che anche ad agosto aveva parlato di questa ipotesi, non era stato messo al corrente dell’iniziativa che i consiglieri avevano affidato a Equita, ma ha comunque votato a favore. Non è stato facile raggiungere l’allineamento. Va considerato che di solito avviene il contrario, ossia è l’amministratore delegato a mettere a punto le proposte per il consiglio. Tanto più se tratta di operazioni di una certa rilevanza. Se non è un gesto di sfiducia, certamente segnala un’insoddisfazione e a questo punto non si possono escludere scossoni al vertice, dove la convivenza tra Recchi e Patuano non è mai stata facile.
Nella seduta fiume, durata oltre sette ore, il board di Telecom ha anche approvato i conti dei primi nove mesi chiusi con ricavi per 14,9 miliardi, in flessione del 3,9%, e utili per 362 milioni su cui pesano poste straordinarie senza le quali il profitto sarebbe stato di circa 1 miliardo. Gli investimenti sono aumentati del 22,5% a 3,2 miliardi. È stato anche deciso un nuovo assetto della rete con lo spostamento di Open access sotto la divisione «wholesale» per aumentare la trasparenza, rendere l’accesso neutrale e mettere così fine ai contenziosi con i concorrenti .

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