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Svolta olandese per Mediaset (cercando la pace con Vivendi)

Si riparte dall’Olanda. Dall’ultimo campo di una battaglia fra Mediaset e Vivendi portata avanti nei tribunali di mezza Europa e che ora potrebbe anche diventare il teatro di una tregua (o, chissà, anche pace duratura) da far passare attraverso un progetto internazionale, condiviso, che poi era la ragione sventolata da Cologno come da Parigi in quel lontano 2016.

Il Cda di ieri, fissato per l’approvazione dei conti 2020, è andato ben oltre. Mediaset riparte dall’Olanda per dar consistenza a un progetto internazionale come quel MediaForEurope (Mfe) pensato due anni fa, ma affossato dalla battaglia legale condotta da Vivendi che ha avuto buon gioco, definitivo, prima in Spagna e poi nella stessa Olanda.

Il Cda di Mediaset, riunitosi ieri sotto la presidenza di Fedele Confalonieri, ha deciso di ritentare la strada olandese, ma con due grandi differenze rispetto al passato. La prima: non ci sarà alcuna holding per ospitare la fusione di Mediaset Italia e Mediaset Espana. A spostarsi in Olanda con sede legale ad Amsterdam – pur mantenendo sede effettiva e sede fiscale in Italia oltre che la quotazione a Piazza Affari – sarà la capogruppo italiana Mediaset che acquisirà «la forma giuridica di una “naamloze vennootschap” regolata dal diritto olandese». Altra grande differenza: non è previsto il voto maggiorato, fra i principali motivi di scontro fra Cologno (che indicava in Mfe il primo mattone di una possibile casa paneuropa della tv free) e Parigi (che aveva bollato quell’operazione come un modo per Fininvest di blindare il controllo di Mediaset).

Quest’ultimo è un evidente segnale di distensione. Va detto che la scorsa settimana il Tribunale civile di Milano ha accolto le richieste di Simon Fiduciaria stabilendo la disapplicazione anche retroattiva della norma (l’articolo 43 comma 11 del Tusmar) alla base del congelamento da parte di Vivendi, in Simon appunto, del 19,19% delle sue quote in Mediaset e che Cologno, supportata da alcune pronunce giuridiche, ha considerato anche come base per tenere Simon fuori dalle sue assemblee. In una di queste era stato approvato il voto maggiorato, oggetto di impugnativa di Vivendi.

Un assemblea straordinaria il 27 maggio deciderà ora sull’abrogazione del voto maggiorato, con una Mediaset in cui si è fatta ormai strada l’idea di mettersi le liti alle spalle. Qui si arriva al secondo grande punto. E all’assemblea straordinaria del 23 giugno chiamata a decidere sul trasferimento in Olanda. In quella data si darà anche l’ok alla nomina del nuovo Cda in cui è da dare per scontata, anche se non ancora ufficializzata, la presentazione di una lista da parte di Vivendi che vorrà far valere il suo quasi 30%.

Sul perché dell’Olanda Mediaset mette in fila ragioni che vanno dal «facilitare un più realistico apprezzamento della società» sul mercato scrollandosi di dosso l’etichetta di broadcaster locale, alla maggiore facilità nel «raccogliere capitali e risorse finanziarie necessarie», a «un ordinamento giuridico conosciuto e apprezzato» alle «ampie tutele agli investitori, garantendo un alto grado di certezza del diritto e delle relazioni contrattuali/commerciali e, conseguentemente, della realizzabilità del progetto di internazionalizzazione».

Il diritto di recesso, per i non intenzionati a seguire il trasferimento in Olanda, è stato fissato a 2,181 euro per azione. E qui il test di convivenza Mediaset-Vivendi avrà la sua prima grande risposta visto che la quota in carico ai francesi è a 3,7 euro. La spesa massima per il recesso è stabilita in 120 milioni.

Mediaset fa la sua mossa nel giorno di approvazione di conti 2020, comunque forti anche di fronte alla pandemia. I ricavi di gruppo si sono attestati a 2.636,8 milioni (-9,9%) con costi calati in Italia a 1.762 milioni (-6,8) e in Spagna dell’11% a 606,1 milioni. Il risultato operativo (Ebit) è positivo per 269,7 milioni rispetto ai 354,6 del 2019. L’utile netto di Gruppo si attesta a 139,3 milioni rispetto ai 190,3 del 2019. Nel dettaglio delle aree geografiche, in Italia il risultato netto è positivo per 39,2 milioni e in Spagna per 178,7 milioni. Bene la raccolta pubblicitaria: +6,1% nel primo trimestre del 2021, con un ampio risultato positivo atteso anche del secondo trimestre.

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