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Svolta Mps: si dimettono due consiglieri dell’Ente

La disponibilità a rassegnare le dimissioni dal consiglio d’amministrazione di Banca Mps, formalizzata ieri da Marco Turchi e Paola Demartini durante la riunione del board di Rocca Salimbeni, avrà due effetti: l’ingresso, nei prossimi giorni quando le dimissioni saranno formalizzate, dei rappresentanti di Fintech e Btg Pactual nella stanza dei bottoni del gruppo senese presieduto da Alessandro Profumo; e la possibilità per la Fondazione Mps, come ha sottolineato di recente il suo leader Marcello Clarich, di lavorare per un allargamento del patto di sindacato che lega la partecipazione dell’Ente di Palazzo Sansedoni (2,5%) alle quote dei messicani di Fintech (4,5%) e dei brasiliani di Btg Pactual (2%).
Il gesto di buona volontà di Demartini e Turchi (quest’ultimo è anche il vice presidente in carica del Monte) consente di realizzare il primo degli impegni presi con la firma del patto parasociale, quello cioè di dare spazio in consiglio a chi ha investito 500 milioni nella banca, senza dover attendere il rinnovo della governance in programma nel 2015. Negli ultimi mesi si era creato uno stallo pericoloso che secondo molti osservatori (ma non per la Fondazione) rischiava di mettere a repentaglio la stessa tenuta del patto, oltre a compromettere la credibilità del sistema italiano agli occhi degli investitori stranieri.
Parole di apprezzamento sono arrivate da Profumo, che ha espresso un «vivo ringraziamento a Turchi e Demartini», il cui gesto «consentirà in prospettiva una piena rappresentanza dei nuovi azionisti strategici» arrivati nella prima parte dell’anno. «È accaduto quanto avevamo auspicato», dice il sindaco di Siena, Bruno Valentini. Anche i vertici della Fondazione sono, ovviamente, soddisfatti e sottolineano il «forte senso di responsabilità di Turchi e Demartini», che permetterà di procedere verso il «consolidamento di una base azionaria stabile nel medio-lungo periodo», mentre esprimono «delusione e disappunto» nei confronti degli altri due consiglieri di Mps espressi dalla Fondazione, Angelo Dringoli e Marina Rubini, che «hanno comunicato di voler rimanere in consiglio».
Per Clarich e il direttore generale di Palazzo Sansedoni, Enrico Granata, si apre ora una fase strategicamente molto delicata. L’obiettivo, già annunciato, è quello di trovare altri alleati con cui dare vita a uno schieramento in grado di determinare la futura governance del Monte. «Il 9% dell’attuale patto non ci garantisce questo risultato», ha spiegato a suo tempo il presidente della Fondazione. E, dal momento che Henry de Casties, numero uno di Axa (3,7% di Mps), ha spiegato di non poter entrare nel patto per i vincoli imposti dal mercato americano dove il gruppo assicurativo francese realizza l’11% del proprio fatturato (vedere il Sole 24 Ore di mercoledì scorso), la ricognizione dei vertici dell’Ente senese non si preannuncia semplice. Anche perchè una quota di relativa sicurezza, per puntare a esprimere il listino di maggioranza (a cui per statuto spetta la metà dei 12 consiglieri della banca), dovrebbe oscillare tra il 15 e il 20% del capitale, il doppio dell’attuale patto.
Il compito dei nuovi consiglieri, che nelle prossime settimane entreranno nella stanza dei bottoni del Monte, sarà invece quello di collaborare al rilancio della banca, in una fase particolarmente sensibile, come quella che precede i risultati degli asset quality review in ambito europeo, attesi a ottobre, dal cui esito dipende in buona parte anche il futuro del nuovo corso di Rocca Salimbeni. Gli esami, a Siena, non finiscono mai.

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