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“Svolta fiscale, sì al dialogo il nuovo 730 è solo l’inizio ma per battere l’evasione servono più controlli bancari”

L’operazione 730 precompilato è un tassello, al momento il più importante, della nuova strategia del fisco italiano. La sola repressione non è praticabile, e i blitz tipo Cortina e Capri soddisfano l’opinione pubblica ma non le casse dell’erario. «Abbiamo cambiato atteggiamento — dice Rossella Orlandi, direttore dell’agenzia delle Entrate — seguendo l’obiettivo che ci siamo prefissati: far pagare a tutti le tasse; affiancare i contribuenti facendo sentire a quelli onesti la nostra collaborazione e a quelli distratti o disonesti la nostra presenza; contrastare la criminalità economica che rappresenta un grave danno per il Paese in termini di crescita e concorrenza».
Direttore Orlandi, le recenti inchieste della magistratura dimostrano che nel campo degli appalti dilagano corruzione ed evasione. Avete armi per contrastare e segnalare questi fenomeni?
«L’inchiesta fiorentina sulle grandi opere è nata grazie alle verifiche effettuate dai nostri colleghi delle Entrate della Toscana, che hanno fornito a giudici e carabinieri la prova delle irregolarità fiscali rilevate. Il meccanismo ci è noto ed è ovvio. Per pagare tangenti bisogna creare dei fondi neri. Per creare fondi neri servono false fatturazioni, o sovrafatturazioni, insomma bisogna truffare il fisco. I reati tributari sull’Iva e la corruzione spesso camminano in parallelo. Noi abbiamo la capacità di individuare le anomalie e di far scattare le inchieste. Un terzo della nostra attività è fatta da accertamenti. Con il commissario anticorruzione Raffaele Cantone abbiamo ottimi rapporti di collaborazione, chissà che in futuro possano migliorare ancora».
Per avere un controllo più serrato servirebbe anche un’analisi dei conti correnti bancari….
«L’abbiamo sempre chiesta, adesso è possibile fare un’analisi dei casi segnalati come a rischio di evasione, ma al momento è escluso l’uso massivo. E’ quello che ci servirebbe, ma il pacchetto promesso è fermo da due anni. L’ostacolo al momento è costituito dalla tutela della privacy: ma chi la invoca dimentica che tutti i dati sono elaborati dalla Sogei, un fortino informatico a prova di intrusione, che garantisce un uso più che corretto dei flussi finanziari grazie a severissime procedure di accesso. Nessuno potrà impropriamente avvalersi di dati sensibili, questo è certo».

In un Paese in persistente crisi economica le entrate sono un fattore determinante. Anche quelle recuperate dall’evasione «Noi stiamo facendo la nostra parte. Nel 2014 abbiamo recuperato 14,2 miliardi di euro, ed il nostro programma prevede di ridurre di un punto l’anno il tax-gap, cioè la differenza tra quello che si dovrebbe incassare e quello che effettivamente entra a bilancio. Ma ci servono norme adeguate. Assistiamo spesso — ad esempio — a casi di imprese che ritardano il versamento dell’Iva e poi dopo due anni scompaiono. Penalizzano il fisco e il libero mercato, abbassando artificiosamente i costi degli appalti. Bisogna colpirle. Ma non è solo la repressione che ci aiuterà»

E cosa altro avete in mente?
«Persuasione e collaborazione. Il 730 precompilato è un esempio, noi diciamo al contribuente: «A questo ci pensiamo noi, fidati, ti aiuteremo». Ad altri, e questa è una novità che stiamo per lanciare, scriveremo invece dicendo: «Ci risulta che nella tua dichiarazione ci siano delle anomalie. Correggile, usa gli strumenti di legge, ed eviteremo di entrare in conflitto». Il contribuente sa di essere controllato, confidiamo che collabori. In Italia ci sono sei milioni di partite Iva, tantissime: tanti pensano di potersela cavare evadendo, ma non sarà così».
Mi pare che la collaborazione sia un po’ forzata…
«Una cosa deve essere chiara. Noi siamo funzionari dello Stato, e facciamo rispettare la legge. Se l’Iva viene evasa, anche per scontrini di pochi centesimi, io debbo recuperarla e colpire l’abuso, punto e basta. Ma vogliamo dialogare, abbiamo confronti aperti con tutte le associazioni di categoria».
Tante volte di abusi è stata accusata anche l’agenzia delle entrate.
«I nostri funzionari non posso avere la discrezionalità di separare la cosiddetta evasione di necessità dall’abuso. Sarebbe pericolosissimo. E comunque teniamo la situazione sotto controllo. Mi vanto di essere stata la prima amministrazione dello Stato ad aver introdotto un canale interno dove possono essere segnalate anomalie o corruzione. Dal 25 febbraio ad oggi ci sono stati 1300 accessi e sono arrivate 54 segnalazioni interne di condotte illecite e comportamenti scorretti. Il nostro sistema sta dimostrando di avere i suoi anticorpi e di poter frenare eventualiepisodi di concussione».
Il 730 precompilato in teoria libererà risorse dall’accertamento «Evidentemente sì. Noi non crediamo ai blitz, l’evasione è raccolta tra i grandi contribuenti o i grandi gruppi. È li che lo Stato perde le sue battaglie tributarie. Noi abbiamo avviato un’istruttoria su Apple, che è nelle mani della procura di Milano, e riteniamo di aver fatto il nostro dovere con competenza. Ma è evidente che partite di questo tipo si risolvono se scendono in campo direttamente gli Stati. Mi sembra che si stia valutando in che modo farlo, ma la strada ormai è segnata. Pagheranno le tasse anche loro».
Sempre che lo permetta una tegola capitata tra capo e collo e che frena la vostra attività: la sentenza della Corte Costituzionale che ha “paralizzato” 800 funzionari «Avere un organico qualificato è fondamentale per l’efficienza del sistema e per la sopravvivenza dell’Agenzia, e in ultima analisi quindi anche per il Paese. Mi auguro che possa essere risolto presto da un punto di vista regolamentare. Noi per anni abbiamo formato in maniera selettiva dirigenti di punta, che sono stati capaci di assicurare eccellenti risultati nella riscossione, nell’accertamento, nella creazione di strumenti innovativi come la fattura elettronica e anche nell’assistenza al contribuente. Fare senza è un grave vulnus. Per noi, ma anche per l’Italia».
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