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Svolta di Fico, riapre il 7 luglio la Disneyland italiana del cibo

Ne è convinta la maggioranza dei bambini: le pere nascono al supermercato, è soltanto dopo che vengono «appese» agli alberi. È anche per rimettere un po’ di ordine nelle conoscenze di molti ragazzi che Fico Italy world sta sfruttando la chiusura dovuta all’emergenza Covid per rifarsi il look. Culatello, grana e tagliatelle sono i supereroi di questo parco tematico emiliano con sede a Bologna. Nato ormai tre anni e mezzo fa, ora sta sfruttando la chiusura forzata dovuta al Covid per rifarsi il look e ripartire con un nuovo piano industriale. Si riapre il 7 luglio. Con molte novità che saranno presentate nel dettaglio a metà giugno. Qui qualche anticipazione.

Il regista delle operazioni è Stefano Cigarini, amministratore delegato dallo scorso gennaio. Il progetto è ambizioso: «Fico sta all’Italia come Disneyland agli Usa, nel prossimo decennio la formula di Fico ha le potenzialità per essere esportata nel mondo e fare conoscere le eccellenze del nostro Paese». Cigarini, insomma, guarda lontano, ma nello stesso tempo tiene i piedi per terra. Il bilancio relativo al 2020 è stato chiuso con una perdita di 4,3 milioni di euro, meno 3,14 milioni nel 2019. Segno che, al di là dell’impatto della pandemia, il modello di business aveva bisogno di una revisione. Quando nacque nel 2017 la Fabbrica italiana contadina aspirava a 6 milioni di visitatori l’anno. Oggi il nuovo target è compreso tra 500 mila e un milione. L’obiettivo iniziale era fuori portata o il format non era azzeccato? «Non esiste nel mondo un parco tematico simile a Fico. Quindi si trattava di sperimentare e imparare — risponde Cigarini —. Cinque milioni di visitatori sono quelli entrati al parco in circa tre anni. E non è un numero deludente: basti pensare che in Italia solo il Colosseo e poche altre attrazioni superano i 6 milioni di ingressi l’anno».

La formula di Fico può essere esportata nel mondo e fare così conoscere all’estero il made in Italy alimentare

Il nuovo progetto affianca all’attitudine didattica una ricca dose di divertimento. È prevista poi l’introduzione di un biglietto da 10 euro: prima l’ingresso era libero. «Altri parchi tematici nel nostro Paese hanno ingressi tra i 30 e i 40 euro, si tratta di un biglietto contenuto, che inoltre darà accesso a una serie di servizi compresi nel prezzo, come i parcheggi e le visite guidate — spiega Cigarini —. Di pari passo abbiamo abbassato le royalty pagate dai 60 produttori ospitati nel parco, parliamo di grandi realtà come Granarolo, di piccole aziende, e dei consorzi (grana padano, parmigiano reggiano, San Daniele, consorzio mortadella Bologna…)».

La società che gestisce il parco è Eataly World srl ed è partecipata al 50% da Eataly e al 50% da Coop Alleanza 3.0. I soci hanno messo 5 milioni di euro nell’«operazione rilancio». «L’idea è quella di far conoscere quanto c’è dietro le eccellenze alimentari del made in Italy senza rinunciare al divertimento — spiega Cigarini, che è anche amministratore delegato di Cinecittà World —. Per questo abbiamo introdotto una serie di attrazioni. L’area dedicata al vino sarà segnalata da una speciale “fontana”, un’enorme bottiglia inclinata che versa su un calice. Ci sarà poi una forma di grana padano larga nove metri e alta poco meno di sei dove si potrà entrare per scoprire tutti i segreti e i sapori dei nostri formaggi. E poi giostre multimediali, un padiglione dedicato all’acqua in cui si scoprirà la biodiversità ittica italiana, 13 fabbriche per toccare con mano cosa c’è dietro la produzione di salumi, pasta, vino, olio, dolci. Poi gli animali da cortile all’ingresso del parco. Con la possibilità persino di cimentarsi con la mungitura». Se fino a oggi i visitatori restavano poco più di un paio d’ore, ora l’obiettivo di Fico è trattenerli per una giornata intera. E possibilmente farli tornare.

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