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Svolta di Facebook per le elezioni un team di esperti contro le fake news

Alla fine, la montagna si è mossa. Per scongiurare l’ipotesi di una campagna elettorale inquinata dalle fake news, Facebook ha deciso di giocare d’anticipo.
A partire da lunedì prossimo, gli utenti avranno a disposizione una serie di nuovi servizi, già sperimentati negli Usa, in Germania, in Francia e in Olanda, ma lanciati per la prima volta in concomitanza del voto con l’intento di garantire l’integrità ( questa è la parola chiave del progetto) del dibattito elettorale. Se poi le fake news circoleranno lo stesso, il social media che conta 30 milioni di italiani iscritti potrà difendersi dicendo di aver fatto ciò che gli era stato chiesto.
Lo strumento di maggiore impatto sarà il fact checking, cioè la verifica delle notizie condivise dagli utenti. Quando un post conterrà un link a una sospetta fake news, chiunque potrà segnalarlo a Facebook, che avvierà il processo di controllo, affidandosi a un arbitro esterno. Il compito di marcare un’informazione come falsa ( del tutto o in parte) spetterà a Pagella Politica, un sito specializzato nella verifica delle dichiarazioni dei politici, l’unico italiano ad aver sottoscritto i principi internazionali di fact checking promossi dall’istituto Poynter, impegnandosi a rispettare la neutralità e il rigore nelle procedure. Il team guidato da Giovanni Zagni è composto da 5 persone più alcuni collaboratori: «Ci occuperemo solo di bufale evidenti — dice Zagni — e sempre relative a link esterni. Dal fact checking sono esclusi gli status, le foto e i video caricati direttamente su Facebook ».
Il giudizio di Pagella Politica, che ha siglato un accordo commerciale con Facebook, avrà diversi effetti. Una volta smascherata, la fake news non verrà cancellata, ma sarà penalizzata dall’algoritmo: verrà resa meno visibile agli utenti e sarà spostata nella parte bassa del Newsfeed — la bacheca che contiene tutti i post in sequenza — di chi l’ha condivisa. Sotto al post incriminato comparirà un link con l’analisi di Pagella Politica. E tutti coloro che avranno condiviso o si appresteranno a condividere quel post, riceveranno una notifica che suonerà come un campanello di allarme: “Attenzione, stai per diffondere un’informazione falsa, sei sicuro di volerlo fare?”.
Ecco dunque la risposta elaborata dalla piattaforma californiana alle numerose sollecitazioni arrivate da governi, politici e media nel corso del 2017.
Il fact checking consentirà di monitorare anche l’impatto quantitativo delle notizie false sulla campagna elettorale. In Olanda, i post segnalati sono stati poche decine. In Germania, il lavoro è stato preventivo: prima della fase elettorale sono state individuate e chiuse alcune migliaia di account fasulli. L’inquinamento informativo infatti può avvenire anche utilizzando reti di profili — i cosiddetti “falsi amplificatori” — creati per rendere virali alcuni contenuti di propaganda. Per avere un bilancio dell’esperienza italiana, bisognerà attendere un paio di mesi.
Nel frattempo Facebook mette in campo altre iniziative di sensibilizzazione, sia nei confronti degli utenti che dei candidati. Nel primo caso, verrà riproposto su tutte le bacheche il decalogo per imparare a riconoscere da soli un sito o una informazione sospetta. Elaborata insieme alla Fondazione mondo digitale, la lista di consigli verrà pubblicata a pagamento anche sulle pagine dei principali quotidiani.
Infine, per proteggere le pagine e i profili dei candidati da intrusioni e tentativi di hackeraggio, Facebook dedica loro un servizio chiamato Security Megaphone, per spiegare l’importanza di alcuni accorgimenti tecnici come l’autenticazione a due fattori. Ci sarà anche un sito, Facebook Elections, riservato ai politici per spiegare loro l’uso più consono della piattaforma.
Rendendo tutti i protagonisti del dibattito più informati e dando la possibilità di segnalare abusi e falsità, Facebook ritiene di ottemperare al proprio dovere di mantenere la piattaforma pulita, affidabile e neutrale, senza per questo considerarsi responsabile dei contenuti pubblicati e condivisi dagli utenti. Sarà sufficiente? Certo è che intorno a questo nodo si gioca il futuro dei social media e dell’informazione di massa veicolata dalle piattaforme.

Andrea Iannuzzi

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