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Svolta europea, i giganti web pagheranno

Il martellante e costosissimo lobbying delle multinazionali Usa del digitale, che vorrebbero continuare a pagare poco o nulla articoli di informazione, foto, video, libri e altre opere dell’ingegno utilizzati su Internet, non ce l’ha fatta. L’Europarlamento di Strasburgo ha votato a larga maggioranza la riforma del diritto d’autore in Rete, che impone ai vari Google e Facebook di compensare in modo «equo» gli editori dei giornali, i produttori cinematografici e di musica, artisti, giornalisti, scrittori, sceneggiatori e creatori vari. Il voto del luglio scorso, che aveva bocciato la direttiva e rinviato al 12 settembre per inserire emendamenti, è stato capovolto con 438 favorevoli, 226 contrari e 39 astensioni.

Il presidente francese Emmanuel Macron, che ha appoggiato le nuove regole insieme alla cancelliera tedesca Angela Merkel, ha definito l’approvazione un «grande progresso per l’Europa». Il relatore del testo sul copyright in Rete, l’eurodeputato tedesco Axel Voss, è riuscito a far passare vari emendamenti di compromesso, che hanno consolidato il consenso del suo gruppo europopolare, a cui aderisce Forza Italia. Al tempo stesso hanno rassicurato numerosi eurodeputati socialisti (tra cui quelli del Pd) e liberali, preoccupati dall’introduzione di restrizioni della «libertà della Rete» con censure preventive e costi aggiuntivi come una «link tax». Voss non ha però convinto verdi, sinistre e i cosiddetti sovranisti, tra cui il M5S e la Lega, che hanno votato contro convinti della necessità di eliminare del tutto alcuni articoli controversi. L’eurodeputata tedesca Julia Reda dei Pirati informatici europei ha definito gli emendamenti passati esclusivamente «cosmetici».

Il vicepremier Luigi Di Maio ha rafforzato il «no» degli eurodeputati pentastellati definendo l’approvazione a Strasburgo «una vergogna tutta Europea» perché «il Parlamento europeo ha introdotto la censura dei contenuti degli utenti su Internet» e «con la scusa di questa riforma del copyright ha di fatto legalizzato la censura preventiva» creando uno scenario da «Grande Fratello».

Il presidente della Camera Ue Antonio Tajani di Forza Italia ha replicato esortando il premier Giuseppe Conte a prendere le distanze dalle parole «infamanti di Di Maio contro il Parlamento europeo» perché «minacciare l’unica istituzione Ue direttamente eletta dai cittadini è da analfabeti della democrazia». Nel prossimo passaggio della procedura, il negoziato della Camera Ue con il Consiglio dei governi e la Commissione europea, l’esecutivo di Di Maio e Salvini intenderebbe contrastare Germania, Francia e gli altri principali Paesi favorevoli per ottenere concessioni più ampie — per i cittadini e le piccole imprese — rispetto agli emendamenti negoziati dal tedesco Voss. Di Maio ha pronosticato un «esito ben diverso» al voto finale a Strasburgo. Le lobby delle multinazionali Usa del web hanno chiesto un testo più «equilibrato» e di fatto meno costoso per loro. Il presidente della Fieg Andrea Riffeser Monti ha applaudito l’esito del voto e ha esortato a procedere «in tempi rapidi» nel negoziato con i governi. Urbano Cairo, presidente di Rcs, che controlla il Corriere della Sera, ha parlato di «battaglia giusta» per evitare che i giornali siano «saccheggiati» dai giganti Usa del web senza pagare diritti di copyright.

L’accordo tra Camera Ue e governi dovrebbe essere trovato entro marzo perché l’ultima sessione a Strasburgo per l’approvazione finale è in aprile, prima delle elezioni europee del maggio 2019.

Ivo Caizzi

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