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Svolta Deutsche Bank nell’anno del riassetto utile di un miliardo

Christian Sewing riporta Deutsche Bank all’ utile nell’anno cruciale del maxi riassetto avviato nel 2019 e previsto a conclusione nel 2022. A quella data gli azionisti attendono dal ceo nominato nel 2018 le soddisfazioni promesse dopo la perdita subite negli ultimi cinque esercizi, il rosso choc per oltre 5 miliardi del 2019. Da Sewing, 50 anni, il manager più giovane chiamato alla guida del gruppo con 150 anni di storia (Db è nata a Berlino nel 1870) il mercato si attende anche un riposizionamento d’immagine della banca reduce da molti scandali — dai mutui subprime, al riciclaggio, alla manipolazione del libor — e multe salatissime accumulate in un decennio.

La spinta è arrivata dai record segnati dalla divisione investment banking che ha visto crescere del 32% il suo giro d’affari a 9,8 miliardi. L’utile di gruppo prima delle tasse pari a un miliardo si confronta con la perdita lorda di 2,9 dello scorso esercizio. Il risultato netto è di 624 milioni (-5,2 miliardi nel 2019). I ricavi del 2020 sono aumentati del 4% a 24 miliardi.

«Nell’anno più importante della nostra trasformazione — ha detto ieri Sewing— siamo stati in grado di compensare ampiamente l’impatto del piano stesso nonostante la pandemia globale. Siamo in anticipo rispetto alle nostre stesse aspettative» ha riconosciuto sottolineando «la costruzione di basi solide per una redditività sostenibile nel tempo: siamo fiduciosi che questa tendenza complessivamente positiva continuerà nel 202 nonostante i tempi difficili». Il risultato arriva alla fine di 4 trimestri consecutivi con il segno più e la forte riduzione dei costi in calo del 15% a 21,2 miliardi. A fine piano saranno 18 mila gli esuberi gestiti e i dipendenti ridotti a 74 mila unità.

La direzione di marcia tracciata da Sewing è quella del ritorno alle origini. «Circa 150 anni fa — aveva detto il ceo — siamo stati fondati come una banca che serve le società tedesche ed europee in tutto il mondo, che fornisce una rete globale e che apre la strada all’Europa per le aziende e gli investitori internazionali. Questo è esattamente il ruolo che giocherà la banca corporate che stiamo formando».

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