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Svolta in banca, nasce Atlante 2. Unicredit avvia la riorganizzazione

Nella settimana degli stress test, che saranno resi noti venerdì, il sistema bancario italiano evidenzia alcuni profondi movimenti nonostante le diffidenze che il mercato continua a dimostrare nei suoi confronti, come si è percepito ieri in alcuni casi di Borsa.

In Unicredit, a poche settimane dall’arrivo di Jean Pierre Mustier («la scelta migliore possibile», l’ha definita l’azionista Leonardo Del Vecchio), si percepisce un nuovo passo. Dopo aver agito sul fronte della patrimonializzazione, con la cessione del 10 per cento sia di Fineco che della polacca Pekao, il nuovo group ceo sta mettendo mano alla struttura organizzativa, che vuole più snella, nel segno di un accorciamento delle catene di comando. Le decisioni sembrano imminenti e potrebbero ridisegnare i vertici della banca, toccando anche alcune figure chiave, dal responsabile per l’Italia Gabriele Piccini, al chief operating officer Paolo Fiorentino, fino al vice direttore generale Marina Natale. In crescita Gianni Franco Papa, che potrebbe essere il nuovo direttore generale.

Ma la cosa più importante è la nascita di Atlante2, il nuovo fondo di Quaestio sgr sta per essere lanciato con una dotazione di 3-4 miliardi di euro dedicati esclusivamente all’acquisto e alla gestione degli Npl, i Non performing loans che piombano i bilanci delle banche italiane. La notizia è stata implicitamente confermata ieri dall’Adepp — l’Associazione degli enti privati di previdenza — che ha dato il via libera preventivo a un investimento totale di 500 milioni di euro che dovrà essere deliberato da ogni singola cassa. Parteciperanno il capitale di Atlante2, oltre alle Casse previdenziali, la Cassa Depositi e Prestiti, Sga e lo stesso Fondo Atlante, che apporterà 1,2 miliardi di euro. Appaiono vicini all’adesione anche Unicredit, Unipol e Generali. Il Leone di Trieste deciderà in un cda convocato entro fine settimana, a patto appaia un chiaro sentiero di soluzione del problema Mps.

È un passo in avanti che può essere decisivo sulla via della soluzione dei problemi del Monte dei Paschi di Siena e del sistema bancario italiano. Agli aderenti sembra sia stato prospettato un rendimento annuo del 6 per cento. Atlante2 interverrà solo sulle tranche junior e sul «mezzanino» delle cartolarizzazioni degli Npl del Monte, tralasciando le tranche senior .

Ieri è stata una giornata ricca di impegni. Fabrizio Viola, amministratore delegato di Mps, è stato segnalato a Francoforte, probabilmente per definire con la Bce i dettagli del piano di salvataggio. A Bergamo, nel pomeriggio, si è riunito il consiglio di Sorveglianza di Ubi, la banca che tutti indicano come possibile acquirente del Monte dei Paschi alleggerito degli Npl. Oggi, stessa sede, sarà la volta del consiglio di gestione. Due riunioni convocate da mesi che non avevano all’ordine del giorno le opzioni strategiche su Siena. Ma è fuori di dubbio che l’operazione sia al centro di ogni ragionamento strategico dei due consigli presieduti da Andrea Moltrasio e Letizia Moratti, sebbene «non ci sia alcun dossier aperto».

Per ora è una questione di «prezzo implicito». Perché a guardare i corsi di Borsa, il Monte dei Paschi non è mai stato così conveniente: ieri ha perso l’8,43 per cento in Piazza Affari sprofondando a 28,57 centesimi di euro. Difficile comperare a meno. Ma dove l’amministratore delegato di Ubi, Victor Massiah, si sta concentrando è su cosa ci sia dietro a quei 28 centesimi e mezzo. Di certo Ubi non appare intenzionato a pagare un soldo per gli Npl che piombano la banca senese. Potrebbe intervenire dopo, ma anche in questo caso è necessaria cautela. Se Atlante2 rileverà il grosso dei titoli non performanti in portafoglio a Mps, la banca toscana dovrà immediatamente registrare una perdita secca a bilancio (la differenza, per quelle partite, tra il valore indicato nei libri e il loro prezzo di vendita), che taluni stimano superiore ai 2 miliardi di euro.

Si renderà quindi necessario un aumento di capitale pressoché immediato. Da quanto? Il livello minimo è 2,5 miliardi, ma c’è chi consiglia una cifra doppia per dare solidità a quella che diverrebbe la terza banca italiana. Solo che ieri in Borsa Ubi ha chiuso a 2,738 euro, in calo dello 0,22%, un valore che corrisponde a una capitalizzazione di 2,474 miliardi. Ovvero tutta Ubi oggi vale meno di quanto si dovrebbe ricapitalizzare Mps (che di suo vale 915 milioni). Doverose, quindi, tutte le cautele.

Fabrizio Massaro Stefano Righi

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