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Svolta Amazon Passo indietro di Bezos, poteri a Jassy

La fine di un’era: Jeff Bezos si dimette dalla carica di amministratore delegato dell’azienda che ha fondato ormai trent’anni fa. E diventata, con lui, una delle società più capitalizzate a livello globale. Si tratta di Amazon, il colosso di Seattle con cui è diventato l’uomo più ricco al mondo e con cui ha stravolto il commercio online. Lo ha annunciato ieri lui stesso attraverso una lettera ai suoi dipendenti: «Sono entusiasta di annunciare che passerò alla presidenza esecutiva del Consiglio di amministrazione di Amazon e che Andy Jassy diventerà Ceo» ha scritto il fondatore di Amazon. «Intendo concentrare le mie energie e la mia attenzione — ha puntualizzato nel messaggio — sui nuovi prodotti e sulle prime iniziative, Andy sarà un leader eccezionale e ha la mia piena fiducia».

Negli anni Novanta Bezos, classe ‘64, lasciò il suo lavoro a Wall Street per vendere libri online investendo di tasca propria appena dieci mila dollari. Il resto è storia, dal suo primo ufficio con la scritta Amazon fatta con una bomboletta spray su un pannello di plastica (diventata poi un meme motivazionale a livello mondiale) alla scalata delle classifiche dei miliardari globali. Ieri gli ultimi dati dell’ennesimo trimestre da record: più che raddoppiati i profitti a 7,2 miliardi di dollari e ricavi saliti del 44% a 125,6 miliardi. Poi, a mercati chiusi, l’annuncio del cambio alla guida ripresa da tutti i siti internazionali. Una scelta particolare, soprattutto se contestualizzata in un anno di emergenza sanitaria globale in cui Amazon però, a differenza di altri business, ha avuto una crescita esplosiva. Mentre infatti, nel mondo, il commercio al dettaglio è stato colpito duramente dagli effetti del Covid-19, Amazon ha visto crescere a dismisure vendite e profitti fino a superare, nell’ultimo trimestre del 2020, la soglia dei 100 miliardi di dollari di ricavi. Il colosso dell’ecommerce ha chiuso lo scorso anno con ricavi complessivamente in aumento del 37% a 380,06 miliardi e 1,3 milioni di dipendenti.

E dev’essere stato proprio questo momento, quello in cui l’azienda è arrivata all’apice del successo, ad aver fatto pensare a Bezos che fosse arrivato il momento giusto per passare il testimone. «Se viene fatta bene, un’invenzione, per quanto sorprendente, qualche anno dopo diventa normale. La gente comincia a sbadigliare. Ma quello sbadiglio è il più grande complimento che un inventore possa ricevere — ha scritto Bezos ai suoi dipendenti —. Quando guardate i nostri risultati finanziari, quello che state vedendo in realtà sono i risultati cumulativi a lungo termine di quell’innovazione. In questo momento vedo Amazon al massimo della sua capacità di inventiva e ciò rende questo momento quello ideale per questa transizione». Chissà se la penseranno allo stesso modo gli investitori e come reagiranno i mercati a questa scelta, arrivata alla fine di un processo di trasformazione trentennale in cui quella piccola società che vendeva libri si è trasformata e adattata alle esigenze dei consumatori: nel ‘99 i cd, poi i servizi, dall’hosting al cloud. Dopo è stata la volta del kindle, le librerie fisiche, i supermercati ma è ancora l’ecommerce il cuore pulsante della società. Nonostante i molteplici interessi e business di Bezos, dal Washington Post – di cui è proprietario – a Blue Origin, la sua azienda spaziale.

Ieri, a sorpresa, un passaggio di testimone che resta però in linea con il suo spirito, quello che lo spinse, nel 1997, a spiegare in una lettera agli azionisti la sua filosofia: «Sperimenta pazientemente, accetta i fallimenti, pianta semi, proteggi gli alberelli e alza la posta quando si vede il piacere del cliente».

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