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Svolta Alitalia, le deleghe a Colaninno

Dopo aver accumulato quasi un miliardo di perdite in quattro anni, l’Alitalia-Cai è alla ricerca di un nuovo pilota. Si è dimesso ieri Andrea Ragnetti, che da quasi un anno aveva sostituito Rocco Sabelli come amministratore delegato e direttore generale. A sorpresa, il cda ha attribuito le deleghe «ad interim» al presidente Roberto Colaninno, «fino alla nomina di un nuovo amministratore delegato».
Ma la compagnia è soprattutto alla ricerca di una rotta e di un compratore. Non c’è accordo sul prezzo con il pretendente designato, Air France-Klm. Ci potrebbe essere spazio anche per Etihad di Abu Dhabi. I venti soci italiani, i Capitani coraggiosi chiamati nel 2008 da Silvio Berlusconi per respingere Air France in nome dell’italianità, da alcuni mesi litigano su tutto, strategie, negoziato per vendere, rifinanziamento della compagnia.
I soci si sono trovati d’accordo solo sulla bocciatura di Andrea Ragnetti, scelto da Colaninno come l’esperto di marketing che avrebbe dovuto sviluppare i ricavi, dopo l’attenzione ai costi che aveva caraterizzato la gestione Sabelli.
Con un passato in Telecom Italia, Procter & Gamble e Philips, dove nel settembre 2009 aveva lanciato dei vibratori elettrici, «sex toys» per il «piacere solitario», Ragnetti non è riuscito a imprimere una svolta alla gestione dell’Alitalia, né a far vibrare il cuore degli azionisti, costretti di malavoglia a riaprire il portafoglio.
Il progetto di bilancio consolidato 2012, approvato ieri dal consiglio di amministrazione, dichiara una perdita netta di 280 milioni di euro, più del triplo del rosso nel 2011, che fu di 69 milioni, ma beneficiava di entrate extra e pagamenti una tantum dai fornitori per 139 milioni. Nel 2012, secondo Alitalia, hanno pesato sul risultato circa 91 milioni di oneri straordinari «dovuti a svalutazioni, manutenzioni e vendite di aerei, nell’ambito del rinnovamento della flotta conclusosi a dicembre 2012».
La perdita operativa l’anno scorso è stata di 119 milioni. I ricavi sono aumentati del 3,3% a 3.594 milioni. Nel quarto trimestre il gruppo ha «ricavi pari a 690 milioni e un risultato operativo in pareggio». I passeggeri sono diminuiti a 24.275.604, 361.606 in meno del 2011 (-1,47%).
I debiti sono oltre il livello di guardia, mentre il capitale è quasi azzerato dalle perdite e le casse sono prosciugate. L’indebitamento finanziario netto al 31 dicembre era pari a 1.028 milioni, in aumento di 175 milioni rispetto all’anno precedente. A fine 2012 la «disponibilità liquida totale», comprese le linee di credito non utilizzate, era di soli 75 milioni, rispetto ai 326 milioni del 2011. Con i versamenti di Air France, Intesa e altri grandi soci ieri è stata «raggiunta la soglia minima, 95 milioni di euro, di sottoscrizione del prestito soci» per un massimo di 150 milioni approvato venerdì scorso, ma con un 20-25% di soci dissenzienti o assenti. Denaro necessario per pagare gli stipendi di febbraio e comprare il jet fuel per far volare i 140 aerei in flotta.
Ragnetti ha ottenuto, secondo quanto trapela, una buonuscita inferiore a un milione di euro. Aveva chiesto quattro milioni lordi per i due anni di contratto che gli restavano. Se ne va Ragnetti, ma le critiche di diversi soci sono dirette a Colaninno che l’aveva scelto ed è accusato di una gestione accentrata e verticistica, in particolare di privilegiare i rapporti con Air France.
Per questo sorprende che le deleghe dell’ex amministratore delegato siano state attribuite a Colaninno, già presidente della sua finanziaria Immsi e della Piaggio. Colaninno «curerà» la ricerca di un nuovo ad, «coadiuvato dai due vicepresidenti Elio Catania e Salvatore Mancuso», i capi della rivolta. A Colaninno piacerebbe come a.d. Giulio De Metrio, direttore generale di Sea, la società aeroportuale di Milano, durante la gestione pubblica è stato ad di Alitalia Team.
Dalla parte di Colaninno c’è Air France-Klm, che con la sottoscrizione del prestito convertibile (37,5 milioni) si rafforza, avvicinandosi al 30% del capitale. E molti soci sperano che sia il gigante franco-olandese a togliere le castagne dal fuoco. Anche a Parigi hanno lo stesso obiettivo. Li separa solo il prezzo.

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