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Svizzera verso l’addio al segreto bancario

La Svizzera si è impegnata allo scambio automatico di informazioni fiscali, accelerando il suo percorso verso l’abolizione del segreto bancario usato per far evadere le tasse agli stranieri. L’annuncio è arrivato alla riunione ministeriale dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico di Parigi (Ocse), dove analogo accordo è stato siglato dai 34 Paesi aderenti anche con Singapore, un altro dei principali paradisi fiscali internazionali, e con altri Stati.
«L’impegno di così tanti Paesi ad adottare i nuovi standard globali, e farlo velocemente, è un altro passo avanti per assicurarsi che le frodi fiscali non avranno più un luogo dove nascondersi», ha dichiarato il segretario spagnolo dell’Ocse Angel Gurria. «È chiaramente la fine del segreto bancario sfruttato per ragioni fiscali», ha aggiunto il direttore del centro per la politica e l’amministrazione fiscale dell’Ocse, il francese Pascal Saint-Amans, riferendosi all’accordo con la Svizzera e Singapore. Il governo di Berna ha fatto sapere di aver contribuito alla stesura del testo. Lo scambio automatico di informazioni diventerà operativo dopo la trasposizione dell’impegno concordato in sede Ocse nella legislazione dei singoli Paesi. Le banche dovranno adeguare le loro procedure e i sistemi informatici. Non sarà quindi più necessaria una richiesta della magistratura per ottenere le informazioni sugli evasori con capitali nascosti in Svizzera, a Singapore e in tanti altri paradisi fiscali.
L’Ocse ha anche invitato la Bce di Mario Draghi ad adottare misure per far risalire l’inflazione verso il 2% e, nel caso non funzionassero, a considerare stimoli «non convenzionali». Intanto l’euro è salito ieri fino a quota 1,395 sul dollaro, ai massimi da ottobre 2011.
A Bruxelles, nell’Ecofin dei 28 ministri finanziari, Germania, Francia, Italia, Spagna, Austria, Belgio, Grecia, Portogallo, Slovacchia ed Estonia hanno confermato l’impegno a introdurre per primi la tassa sulle transazioni finanziarie «al più tardi» dal gennaio 2016. La Slovenia ha preso una pausa di riflessione per le improvvise dimissioni del suo governo.
Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che ricava un gettito modesto dalla tassa analoga già introdotta solo in Italia, ha anticipato «l’impegno ad avere primi risultati concreti, che tasseranno azioni e alcuni derivati, per la fine di quest’anno». I 10 Paesi Ue stanno considerando un prelievo dello 0,1% sulle azioni e dello 0,01% sui derivati. La Commissione Europea stima in circa 30 miliardi di euro annui la potenzialità di questa tassa ispirata agli stessi obiettivi della Tobin Tax, che chiedeva alla speculazione finanziaria sulle valute di ridistribuire una parte dei guadagni alla collettività.
Ancora una volta il Regno Unito ha commentato criticamente questa proposta per tentare di difendere gli interessi delle banche della City di Londra, che in Europa realizzano il grosso delle attività finanziarie di tipo speculativo. Ma l’eurotribunale di Lussemburgo ha appena respinto l’opposizione inglese all’introduzione della Tobin Tax in una parte dei Paesi membri con la cosiddetta «cooperazione rafforzata».

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