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Svizzera-Ue, il fisco trasparente

Collaborazione fiscale tra Svizzera e Ue in tre mosse: scambio automatico di informazioni finanziarie dal 2018, scambio su richiesta, esenzione dall’imposta alla fonte su pagamenti transfrontalieri di dividendi, interessi e canoni tra società madri-figlie. I primi due strumenti ricalcano senza deroghe i principi stabiliti dal modello Ocse, mentre il terzo replica fedelmente le regole attuali. È quanto prevede l’intesa firmata ieri a Bruxelles dal segretario di Stato elvetico per le questioni finanziarie internazionali, Jacques de Watteville, il commissario europeo per gli affari economici e monetari, Pierre Moscovici, e il ministro delle finanze lettone, Janis Reirs, in qualità di rappresentante della presidenza Ue.

Oltre all’accordo è stata siglata una dichiarazione comune di intenti con cui le parti si sono impegnate a dare attuazione al protocollo dal 1° gennaio 2017 ed effettuare il primo scambio dati nel 2018 (si veda ItaliaOggi del 23 maggio scorso). Berna non ha previsto una normativa specifica di attuazione: saranno applicate la legge sullo scambio automatico internazionale di informazioni in materia fiscale (Lsai), posta in consultazione il 14 gennaio 2015, e la legge sull’assistenza amministrativa fiscale (Laaf) per lo scambio di informazioni su richiesta, già in vigore dal 2013.

Ma cosa cambierà in futuro da un punto di vista pratico? Le banche elvetiche (ma anche altre istituzioni finanziarie, come le entità di investimento e determinate imprese di assicurazione) dovranno consegnare alle autorità svizzere i dati finanziari sui propri clienti che risiedono in uno dei 28 paesi Ue, siano essi persone fisiche o persone giuridiche. Sarà poi il fisco svizzero a trasmettere le informazioni ricevute alle autorità degli stati partner interessati. Lo stesso percorso, in direzione opposta, dovrà essere condotto da tutti i paesi Ue nei confronti dei contribuenti svizzeri. I dati scambiati in via automatica saranno il numero di conto, il nome, l’indirizzo, la data di nascita, il numero di identificazione fiscale, gli interessi e i dividendi, le rendite di contratti assicurativi, il saldo del conto e le plusvalenze su titoli. «Si tratta di un nuovo colpo agli evasori fiscali e di un passo supplementare verso una fiscalità più giusta nell’Unione europea», ha commentato a caldo Moscovici, anticipando che la Commissione sta conducendo negoziati simili anche con San Marino, Monaco, Andorra e Liechtenstein (l’obiettivo di Bruxelles è chiuderli entro il 2015). A livello formale l’intesa siglata ieri è costituita da un Protocollo di modifica che sostituisce l’Accordo tra Svizzera e Ue sulla fiscalità del risparmio, in vigore dal 2005. «Nell’interesse della piazza economica svizzera il testo mantiene l’attuale esenzione dall’imposta alla fonte di pagamenti transfrontalieri di dividendi, interessi e canoni tra società consociate», si legge nel testo.

Già nella giornata di ieri il Consiglio federale elvetico ha avviato la consultazione sull’accordo. Gli operatori e i Cantoni potranno far pervenire le proprie osservazioni fino al 17 settembre 2015. Successivamente il testo sarà inviato alle Camere federali per l’approvazione.

Parallelamente, spiega una nota di Berna, «sono in corso i lavori per creare le basi legali per lo scambio automatico di informazioni con l’estero». Si ricorda che ad oggi circa 100 stati e giurisdizioni hanno aderito al Common reporting standard, lo strumento di trasparenza globale messo a punto dall’Ocse. Trattandosi di disposizioni che la costituzione elvetica qualifica come «importanti», il decreto federale che approva il Protocollo di modifica sarà sottoposto a referendum facoltativo, ove ne facciano richiesta almeno 50 mila elettori o otto Cantoni. Una situazione analoga a quanto si potrebbe verificare nel recepimento dell’accordo bilaterale sullo scambio di informazioni stipulato con l’Italia lo scorso 23 febbraio (si veda ItaliaOggi del 26 maggio 2015).

Il protocollo riprende anche integralmente l’articolo 15 dell’Accordo sulla fiscalità del risparmio: i dividendi corrisposti dalle società figlie alle società madri tra gli stati Ue e la Svizzera non saranno soggetti a tassazione nel paese d’origine, laddove la madre detiene direttamente almeno il 25% del capitale della società figlia per un minimo di due anni, nessuna società ha la residenza fiscale in un paese terzo ed entrambe sono società di capitali.

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