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Svizzera, scambio dati selettivo

La Svizzera mette sul piatto lo scambio di informazioni anche per il passato, a patto di ricevere in cambio l’accesso diretto al mercato finanziario dei paesi partner. Inoltre, tali stati devono fornire ai propri contribuenti strumenti di regolarizzazione dei patrimoni offshore, in modo da evitare la fuga dei capitali verso altri lidi. Lo scambio automatico secondo il nuovo standard dell’Ocse partirà invece nel 2018. Il consiglio federale elvetico ha approvato ieri i mandati di negoziazione: nella lettera che il ministro delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf invierà al Forum mondiale sulla trasparenza fiscale Berna ribadisce l’intenzione di introdurre in tempo utile la base legale per lo scambio automatico di informazioni. Se non sorgeranno intoppi, la cooperazione con i paesi Ue e gli altri stati Ocse scatterà tra il 2017 (rilevazione dati clienti non residenti da parte degli intermediari finanziari) e il 2018 (primo scambio). In una serie di risposte pubblicate dal Dipartimento federale delle finanze, tuttavia, viene affrontato anche il tema delle annualità pregresse. L’obiettivo è «trovare una regolamentazione per gli averi eventualmente non dichiarati in passato», prima che venga introdotto lo scambio automatico, in modo da evitare «il rischio di deflussi in giurisdizioni di dubbia moralità». Due i criteri che la Svizzera valuterà per individuare eventuali stati partner ai quali alzare il sipario sul passato: la possibilità di regolarizzazione fiscale che detti paesi offrono ai contribuenti (come per esempio la voluntary disclosure) e un miglior accesso al mercato. Quest’ultima è una condizione imprescindibile, dal momento che dopo l’attuazione dello scambio automatico «non esisteranno più ragioni fiscali per limitare l’accesso al mercato», spiega il Dff. Per dare il via allo scambio automatico, nel 2015 il Consiglio federale sottoporrà al parlamento il disegno di legge (attualmente in corso di elaborazione) e i primi accordi bilaterali negoziati con stati partner. Potrebbe rendersi necessario anche un referendum. Quanto agli Stati Uniti, si tratterà di rivedere l’accordo Fatca grazie al quale i dati tra le autorità competenti verrebbero scambiati automaticamente e su base di reciprocità (tecnicamente si dovrebbe passare dall’attuale modello 2, che subordina lo scambio al consenso del titolare del conto, al modello 1).

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