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Svizzera, messe in riga le banche

Dal 1° gennaio 2013 le banche svizzere dovranno detenere fondi propri minimi pari all’8% e saranno sottoposte a esigenze amministrative ben più severe di quelle di oggi. È questo il cuore del pacchetto di misure varate dal Consiglio federale svizzero con l’intento di rafforzare la piazza bancaria elvetica. «Con la revisione totale dell’ordinanza sui fondi propri, dal gennaio 2013 le banche saranno tenute a rispettare le nuove disposizioni emanate dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria (Basilea III)», si legge nel documento approvato dall’esecutivo di Berna. E per le grandi banche, il cui dissesto danneggerebbe notevolmente l’economia svizzera, si è deciso che soddisfino una serie di esigenze supplementari in materia di fondi propri e ripartizione dei rischi, e presentino all’autorità di vigilanza una pianificazione d’emergenza efficace.

Entrando nello specifico, d’ora in avanti le banche svizzere saranno tenute a detenere capitale proprio di migliore qualità, fondi propri minimi pari all’8% e un ammortizzatore in materia di fondi propri pari al 2,5% delle posizioni ponderate in funzione del rischio, di cui il 7% costituito con fondi propri di base di qualità primaria (sostanzialmente capitale azionario e riserve). Tutto ciò consentirà loro di garantire una maggiore capacità di sopportare perdite in tempi difficili e di ridurre le interconnessioni all’interno del settore bancario diminuendo così la dipendenza tra le banche. «La revisione totale attua le esigenze particolari per le banche di rilevanza sistemica previste dalla modifica della legge too big to fail decisa il 30 settembre 2011», si legge nel documento. «Esse sono composte da una componente di base del 4,5% e da un ammortizzatore in materia di fondi propri pari all’8,5% delle posizioni ponderate in funzione del rischio. La banca deve costituire almeno il 10% con fondi propri di base di qualità primaria per entrambe le componenti. Mentre il 3% può anche essere costituito da contingent convertible bonds (CoCos), ovvero da capitale di terzi che in caso di crisi della banca viene convertito in capitale proprio o al quale il creditore deve rinunciare senza indennizzo». Le banche di rilevanza sistemica saranno inoltre tenute a detenere una componente progressiva che dipende dall’ordine di grandezza di bilancio e dalla quota di mercato della banca stessa. Oltre a queste esigenze in materia di fondi propri ponderate in funzione dei rischi, i fondi propri di una banca dovranno poi soddisfare le esigenze dell’indice di indebitamento massimo (leverage ratio). In questo caso, i fondi propri non potranno essere inferiori al 4,56% degli impegni complessivi, costituiti dalla somma di bilancio e da determinate posizioni fuori bilancio (stato della dotazione di capitale: fine 2009). L’introduzione delle ulteriori esigenze è prevista gradualmente entro il 2018. Infine, le banche di rilevanza sistemica dovranno presentare all’autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari una pianificazione d’emergenza che garantisca il mantenimento delle funzioni di rilevanza per l’economia svizzera in caso di rischio d’insolvenza.

Il Consiglio federale ha inoltre adottato con effetto immediato due ordinanze sui fondi propri.

La prima impone alle banche di costituire fondi propri supplementari fino al 2,5% delle posizioni ponderate in funzione del rischio per rafforzare la resistenza in caso di un aumento eccessivo dei crediti o di impedire una crescita smisurata dei crediti.

La seconda, esige invece che le banche dispongano di una dotazione di fondi propri più elevata relativa ai mutui di immobili d’abitazione nel caso in cui la quota minima di fondi propri del mutuatario sia insufficiente e non sia in grado di ammortizzare in modo adeguato il suo credito ipotecario.

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